Maliki: entro l’anno la sicurezza sarà affidata alle forze irachene

Il generale Cecchi: 800 militari per la futura missione civile italiana. Blair a Bagdad: il ritiro della coalizione avverrà nel 2009

da Bagdad

Il nuovo governo iracheno vuole accelerare il ritiro della forza multinazionale. Il premier assicura che «entro fine anno» la responsabilità per la sicurezza della «maggior parte del territorio iracheno» potrà essere trasferita alle forze nazionali. Tony Blair, a Bagdad per salutare «il nuovo inizio» del Paese, lo sottoscrive in una dichiarazione congiunta diffusa al termine della conferenza stampa in cui al Maliki aveva anticipato che delle 18 province irachene, le uniche ad avere ancora bisogno della forza multinazionale oltre la fine dell’anno, sono Bagdad e la provincia a maggioranza sunnita di Al Anbar.
«È la violenza che ci fa restare, la pace che ci consentirà di andarcene. Vogliamo andarcene il più velocemente possibile, ma deve essere fatto in modo da preservare la sicurezza degli iracheni», si era limitato a dichiarare Blair di fronte ai giornalisti. E ha aggiunto che il processo iniziato tre anni fa è stato «più lungo e difficile di quanto tutti avremmo voluto, ma questo è un nuovo inizio».
«L’obiettivo è quello di portare l’Irak a una situazione tale in cui la forza multinazionale sarà in grado di ritirarsi durante il periodo in cui rimane in carica il governo alla fine del 2009», ha spiegato un esponente di Downing Street al seguito di Blair a Bagdad, in cui è emersa la diversa posizione di Londra riguardo ai tempi del ritiro. E già entro alcune settimane Londra potrà procedere con l’inizio del ritiro di alcune unità.
Quanto alla futura missione civile italiana in Irak, che dovrà sostituire Antica Babilonia, saranno necessari 800 militari. Lo ha detto il capo di stato maggiore dell’esercito, Filiberto Cecchi, parlando a margine della festa dell’Arma dei trasporti e dei materiali. «La situazione in Irak e anche nella provincia di Dhi Qar - ha spiegato il generale Cecchi - è caratterizzata ancora da forti tensioni e da un certo livello di conflittualità. Pertanto, ci vuole una componente sufficiente a potere garantire la sicurezza del personale che opererà nei settori civili». Il numero, ha aggiunto, «non è stato ancora definito nel dettaglio, ma io ritengo che grosso modo, sulla base della pianificazione sinora esperita, ci vogliano intorno agli 800 militari».
Intanto anche ieri autobomba e sparatorie hanno causato la morte di almeno 15 persone, inclusi 11 poliziotti.