Dalla malinconia a Socrate: ecco gli «archetipi» di Dürer

Albrecht Dürer e l’Italia. Un rapporto biunivoco quello tra l’artista tedesco e i suoi «colleghi» italiani. Che si sviluppa e dipana soprattutto in due momenti precisi, quando cioè l’artista venne in Italia, esattamente nel 1494 prima, e poi tra il 1505 e il 1507 poi.
Una reciprocità di ispirazione. Nel suo primo viaggio, di cui si hanno notizie non documentate, l’artista di Norimberga è un giovane di 23 anni che si trova di fronte gli splendori dello stivale, ruba e trae ispirazione dalle magnificenze che vede. Nel secondo viaggio, che invece è dettagliatamente documentato grazie allo scambio epistolare che possediamo tra Dürer stesso e il suo carissimo amico e compagno di viaggi Pirckheimer, una cognizione maggiore, soprattutto del proprio lavoro, lo accompagna in consapevoli incontri. Dürer si trova dunque a confronto con quelli che erano i protagonisti dell’arte di quel tempo. Torna in Italia come un ospite di riguardo e durante il suo soggiorno realizza alcune delle sue opere di maggiore successo, considerate alcuni tra i suoi capolavori. Interrompe la produzione di incisore, per cui è già molto famoso e realizza, solo per citarne uno, Il Cristo tra i Dottori, presente in mostra, proveniente da Madrid. La sua arte si sviluppa attraverso il «conosci te stesso», di socratica memoria, ma il conoscere per Dürer diventa altro, «creando quindi modelli di universale senso in cui il futuro attingerà», come suggerisce Claudio Strinati.
La mostra propone un totale di oltre duecento opere, tra cui venti dipinti, originali dell’artista, come lo splendido San Giovanni Battista Eremita, la Melanconia I, che è assurto da subito a paradigma dell’opus alchemico, la cui interpretazione iconografica è ancora motivo di studio. Straordinaria per bellezza, grazie anche ad un restauro realizzato per l’occasione della mostra, la Adorazione dei Magi, prestato dalla galleria degli Uffizi di Firenze. Non meno suggestivo il ritratto di Dürer dal titolo Il Vecchio.
Interessante proprio per il discorso delle influenze tra Dürer e gli artisti italiani, la sezione della mostra dedicata a questi ultimi affronta un periodo piuttosto esteso nel tempo, che arriva fino ad artisti del calibro di Raffaello, Pontormo, Caravaggio, tutti presenti in mostra.
Informazioni utili: «Dürer e l’Italia Scuderie» del Quirinale. Fino al 10 giugno www.scuderiequirinale.it