Malinconico e la cricca: ecco i legami imbarazzanti che ora turbano Monti

Nelle intercettazioni del G8 i rapporti di amicizia con Piscicelli. Malinconico se la prende coi media: "Ricostruzioni infondate". <a href="/interni/prime_voci_dimissioni_vice_palazzo_chigi_il_silenzio_giustizialisti/10-01-2012/articolo-id=566093-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Ora sembra pronto a dimettersi</strong></a>

Non l’avrà «mai incrociato nella sua attività istituzionale», così come ha detto, attraverso il suo staff, nella laconica replica al Giornale. Ma il sottosegretario Carlo Malinconico e Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che rideva del terremoto all’Aquila, erano amici. Lo dicono le intercettazioni agli atti dell’inchiesta sul G8. E lo conferma lo stesso imprenditore al Giornale: «Con Malinconico eravamo buoni conoscenti, ci davamo del tu. È stato a colazione a casa mia, e con la sua compagna è stato ospite sulla mia barca». Piscicelli precisa anche le modalità con cui avrebbe offerto a Malinconico i soggiorni all’Argentario, all’ormai famoso hotel «Il Pellicano»: «Ho sempre pagato io, ma l’ho fatto su input di Balducci (Angelo, il grand commis al centro dell’indagine sulla «cricca»). La prima volta ho anticipato di tasca mia 9800 euro, anzi, mi sembra di più, 9800 è la cifra che ho letto sui giornali, ma poco importa. Poi, visto che nessuno mi aveva rimborsato, mi sono fatto dare i soldi da Balducci». Piscicelli aggiunge anche un’altra circostanza: «Quest’estate sono stato risentito dai magistrati di Roma, abbiamo parlato della cricca e anche delle vacanze di Malinconico».
Il fatto che le vacanze dell’allora segretario generale di Palazzo Chigi fossero a carico di Piscicelli lo ammette anche Roberto Sciò, il patron dell’esclusivo resort dove ora una suite costa 1800 euro a notte. «Ho visto molte volte Malinconico in albergo – spiega al Giornale – e sicuramente una parte dei soggiorni fu pagata da Piscicelli, su questo non c’è ombra di dubbio. Di più non so, non mi occupavo della parte operativa». Sciò però conferma indirettamente i piccoli inconvenienti legati all’organizzazione last minute del soggiorno del 1 maggio 2008. L’albergo era ormai strapieno, e lui fu costretto a dare all’illustre ospite una camera situata sopra la cucina e quindi particolarmente rumorosa: «Mi chiamò Piscicelli, mi chiese di trovare una sistemazione per il professor Malinconico. La trovai, non ricordo quale, ma è vero che abbiamo una stanza, la 27, in cui si sente quello che succede in cucina».
Tutti, dunque, confermano. Anche Calogero (Lillo) Mauceri, il funzionario di Palazzo Chigi cui fu affidato il compito di riferire a Malinconico che per la vacanza dell’1 maggio 2008 era tutto ok: «A me fu chiesto – dice Mauceri al Giornale – di riferire che le prenotazioni erano andate a buon fine». Ma il protagonista della vicenda, Malinconico, sceglie la via del silenzio. Ancora attraverso il suo staff, fa sapere di non voler parlare fino a quando non conoscerà gli atti: «Basta con i processi mediatici». Tace, dunque, il sottosegretario. Ma parla, con Piscicelli, nelle intercettazioni allegate al mare magnum di atti che compongono l’inchiesta fiorentina sulla «cricca» e gli appalti del G8. Malinconico, che non è indagato, viene suo malgrado spiato perché Piscicelli era sottoposto a intercettazione.
LA TELEFONATA
È il 1 maggio 2008. Malinconico, grazie a Piscicelli che si è fatto in quattro per riuscire a trovargli una stanza al «Pellicano», deve raggiungere l’Argentario. A ora di pranzo Piscicelli, che è già in zona, lo chiama. «Alle ore 13.12 Piscicelli – si legge nei documenti del Ros – dopo alcuni tentativi andati a vuoto effettuati poco prima, riesce a mettersi in contatto telefonico con il professor Malinconico, il quale riferisce di essere però ancora a Roma. «Non ti ho potuto rispondere prima – spiega Malinconico a Piscicelli – perché ero alla celebrazione del 1 maggio e quindi ero un po’ in difficoltà a parlarti... ci dovrei arrivare... adesso mangio qualcosa qui... sono ancora a Roma... e poi veniamo... insomma con un po’ di tranquillità ma insomma... non vorrei fare troppo tardi... tu dove sei?... sei già lì?». Sì, Piscicelli è già all’Argentario: «Noi siamo a casa – replica – e ti ho chiamato per dire... che siamo qui... quando volete tu e Grazia (la compagna di Malinconico, annota il Ros)... senza complimenti, fate come volete... quando avete voglia di fare qualcosa, di vederci, ci chiamate...siamo qui».
L’INCONTRO IN GOMMONE
Non è il solo contatto telefonico, tra Piscicelli e il sottosegretario. La mattina del 3 maggio l’imprenditore chiama di nuovo l’amico professore «per scusarsi del fatto che purtroppo non è riuscito a fargli assegnare la camera migliore, assicurandogli che però per agosto (Piscicelli ha già fatto, via fax, le prenotazioni per i soggiorni estivi programmati da Malinconico) sarà accontentato». «So – si scusa Piscicelli – che non vi hanno sistemato nella camera bella purtroppo... per il futuro invece Roberto (Sciò, il patron dell’hotel) ci ha promesso che farà mirabilie». Piscicelli richiama Malinconico nel pomeriggio. «Francesco, eccomi... siamo giù al mare, tu dove sei?», chiede il sottosegretario. «Allora arriviamo con il gommone – replica Piscicelli – sono qui, sulla vostra sinistra, ci vediamo tra un pochino, ci prendiamo il caffè».
LA STRATEGIA DELLA CRICCA
Tutte queste premure di Piscicelli & Co non sono ovviamente disinteressate. Anche gli investigatori del Ros sottolineano che le attenzioni e i riguardi verso l’allora segretario generale di Palazzo Chigi sono parte di una strategia: «L’organizzazione e il pagamento delle vacanze per conto dell’ingegner Balducci in favore del professor Malinconico rientrano nel complesso delle attività che lo stesso imprenditore ha efficacemente riassunto parlando con Riccardo Fusi (altro industriale coinvolto nelle indagini, ndr) come il suo “background di dieci anni di buttamento di sangue” che gli ha consentito di intessere un’importante rete relazionale che lo agevola nell’aggiudicazione di lavori pubblici».