Malinconico il nuovo Batman

Patrizia Rappazzo

L'uomo pipistrello vola silenzioso sopra il cielo di Gotham City. Annunciato come ultradark, attesissimo da un pubblico devoto che lo segue sin dalle prime ironiche e grottesche strip disegnate da Bob Kane - riportate negli anni '80 alla genesi gotica dal geniale fumettista Frank Miller - arriva in sala Batman Begins, il nuovo film sul supereroe senza superpoteri firmato dal trentacinquenne regista irlandese Christopher Nolan. Il quinto capitolo sul cavaliere oscuro (se si esclude il serial cinematografico anni '40 e la versione del '66), dopo il ritratto dell'eroe stralunato, colto, ironico, ridisegnato per lo schermo da Tim Burton (Batman e Batman Returns) e confezionato, successivamente, anche da Joel Schumaker. A differenza di tutte le altre, quest’ultima versione - ambientata in un reticolo di strade e ferrovie che fonde Londra, Chicago, Tokyo e Hong Kong - interpretata da Christian Bale, è completamente diversa dalle precedenti: Batman Begins esplora infatti il lato umano, fragile e malinconico dell'eroe, recuperando la lettura di Miller e prendendo spunto anche da due graphic novel di Jeph Loeb che svelano le sue origini: come ha imparato le arti marziali, come ha trovato la batcaverna e come è nata la batmobile, questa volta una specie di piccolo carro armato corazzato e velocissimo - passa in sei secondi da 0 a 120 km all'ora - costato un milione di dollari. Dall'archetipo del cavaliere nero all'«ombra» della civiltà contemporanea.
Pedofilia, amore paterno, sesso e senso di colpa, buddismo e cristianesimo con La Samaritana, il film del regista sudcoreano Kim Ki-duk che torna ancora una volta nel suo Paese per seguire il sogno di due amiche che vogliono sfuggire alle tradizioni e scappare in Europa. Tratto da un'inchiesta sull'adozione internazionale in uscita anche La piccola Lola, il film di Bertrand Tavernier (Cannes 2005), ispirato al racconto dell'odissea burocratica e umana di una coppia decisa a prendersi cura di una piccola cambogiana. Uscito clandestinamente fuori dall'Iran e distribuito dall'Istituto Luce, arriva in sala Il silenzio tra due pensieri, il tormentato film di Babak Payami ambientato in un piccolo villaggio iraniano dove una giovane donna vergine dovrà sposare il suo boia affinché possa essere punita anche dopo la morte (secondo una lettura fondamentalista del Corano le vergini, anche se colpevoli, vanno in paradiso). Dramma dei sentimenti, leggero e malinconico, invece My summer of love di Pawel Pawlikowski, storia di un amore adolescenziale nato sullo sfondo dello Yorkshire inglese tra la timida e sognante Mona e la seduttiva coetanea Tamsin. Dopo aver conquistato a sorpresa il box office con Il mio grosso grasso matrimonio greco, la sceneggiatrice Nia Vardalos, ci riprova firmando la sceneggiatura di Connie e Carla per la regia di Michael Lembeck, manifesto omaggio al capolavoro A qualcuno piace caldo. In uscita anche Un bellissimo Paese di Hans Petter Moland, film epico e commovente (Berlino 2005) prodotto da Terrence Malick.