Malkovich: «Ho fatto sessanta film ma tutti mi vedono come cattivo»

A Locarno per ritirare l’Excellence Award, l’attore dice: «Non ho mai fatto il pompiere, è una leggenda nata per caso e nel prossimo progetto sarò l’uomo che voleva essere Kubrick»

Carlo Faricciotti

da Locarno

La leggenda vuole che il suo destino fosse quello di fare il pompiere. In realtà, spiega lui stesso: «Provengo da una famiglia di giornalisti ed editori e mio padre dirigeva una rivista dedicata ai temi della tutela ambientale. Da qui l’equivoco sulla mia presunta vocazione». Tono pacato e riflessivo, spesso sottilmente ironico, John Malkovich era ieri a Locarno per ritirare il Locarno Excellence Award e incontrare pubblico e stampa in un incontro patrocinato dalla rivista Variety.
Probabilmente l’unico attore al mondo cui sia stato dedicato un film, Essere John Malkovich «ma “quel” Malkovich non ha nulla a che fare con me, è un’invenzione del regista e dello sceneggiatore di quel film. L’unico mio contributo fu di chiedere di avere Charlie Sheen nel cast». Cinquantaduenne, Malkovich nasce professionalmente in teatro.
«All’ultimo anno d’università incontrai per caso un gruppo di aspiranti attori, tra cui Gary Sinise (era il superiore di Tom Hanks in Forrest Gump, ndr) che mi coinvolsero nel progetto di formare una compagnia, lo Steppenwolf Theatre. All’inizio ero dubbioso: all’epoca, trent’anni fa, si diceva che il teatro era in crisi, cosa che viene ripetuta da duemila anni, bisognava affidarsi a sponsor e donazioni private, dato che non esistono, negli Stati Uniti, finanziamenti pubblici. Oggi lo Steppenwolf Theatre, nato con un budget di 60 dollari, gestisce 4-5 teatri tra Chicago e New York ed è l’unica compagnia teatrale ad aver ricevuto la Medaglia presidenziale per le Arti».
Fu il palcoscenico a fargli, poi, da trampolino per il cinema: «Recitavamo a New York Vero West di Sam Shepard e vennero a vederci, tra gli altri, Antonioni e Scorsese. Fu così che cominciai a essere inglobato nel cinema, pur non essendo mai stato un gran divoratore di film». Interprete a oggi di una sessantina di film, Malkovich viene comunemente identificato come cattivo psicopatico: «In realtà ho fatto il cattivo solo in 6-7 pellicole (tra le più famose Le relazioni pericolose, Nel centro del mirino, Con Air, ndr) ma vengo identificato come tale. Se lo fossi veramente sarebbe piuttosto scocciante: tutti quei cadaveri da nascondere e quegli anni di carcere cui sarei condannato...».
Il cinema, per Malkovich, è «una serie di secondi in cui avviene qualcosa che sembra vero. La somma di quei secondi fa la recitazione cinematografica, tutto qui. In teatro è tutto diverso: ci sono mesi di prove prima di andare in scena, l’interpretazione può essere affinata sera per sera. Girando un film, mancano questi elementi: può capitare che ci si renda conto che un attore è mancino solo dopo le riprese, guardando il film finito».
Regista e produttore in teatro, al cinema finora Malkovich ha diretto un solo film, Danza di sangue (2002), con Javier Bardem e Laura Morante: «A metà degli anni Ottanta feci un viaggio in Perù, all’epoca insanguinato dai terroristi di Sendero Luminoso e quando mi hanno offerto di dirigere un film dal libro di Nicholas Shakespeare sullo stesso argomento ho accettato subito. La violenza ha sempre dominato il mondo, il terrorismo è uno strumento che sembra funzionare e l’omicidio politico rientra in questa strategia. Detto questo, tengo a sottolineare che non sono un sostenitore del terrorismo e che non credo nell’assassinio politico: sono metodi che distruggono la causa per cui si combatte».
In attesa di approdare sul set del nuovo lavoro di Robert Zemeckis, Malkovich sarà Alan Comway, agente di viaggio omosessuale che a Londra fingeva di essere Stanley Kubrick scroccando inviti a cene e interviste. Titolo: Colour me Kubrick.