Malloppo occultato tra silenzi e bugie

Visto che il ministro dell’Economia, dopo le feste, si è affrettato a... parlar d’altro, pensa forse egli che... passata la festa, gabbato lu santo? Questa volta non può essere così proprio perché, durante le feste, sono emersi tre fatti ormai chiari a tutti: la verità sui conti pubblici, il muro di gomma che per tre mesi il governo ha sollevato di fronte a questa verità e la faccia di bronzo nel pretendere di rivendicarne il merito (pretesa tecnicamente infantile visto che i numeri del 2006 dipendono dalle decisioni del 2005) facendo finta di non capire invece che se i dati emersi per il 2006 sono veri, ne consegue che quelli presentati e votati dal centrosinistra prima delle feste in Parlamento sono falsi.
La verità, emersa dai dati consuntivi del 2006, è che non c'era nessuno sfascio dei conti pubblici, nessun «buco» nascosto dal centrodestra. Alla fine dei conti, il fabbisogno di cassa del 2006 è clamorosamente crollato a 35 miliardi di euro (cioè poco più del 2% del Pil) e l'indebitamento netto di competenza (che vale per i parametri europei) sarà attorno al 3,2% del Pil e non al 4,5% come stimato e sbandierato ai quattro venti dal governo nello scorso mese di giugno.
Al contrario, cinque anni fa, quando ci fu il passaggio di testimone dal centrosinistra al centrodestra, il governo Amato-Visco scrisse ufficialmente che il deficit pubblico del 2001 sarebbe stato pari allo 0,8% del Pil. Tre anni dopo l'Eurostat ha «certificato» che il deficit del 2001 aveva sfondato il limite posto dall'Unione Europea ed era stato in realtà pari al 3,2%, quattro volte superiore a quanto dichiarato dal governo Amato-Visco.
Nel 2001, quindi, il centrodestra partì con la pesante eredità di un «buco che c'era».
Poi crollarono le torri gemelle, il mondo cambiò e la crescita in Europa ed in Italia si dimezzò. Nonostante questo la finanza pubblica italiana fu tenuta sotto controllo non aumentando la pressione fiscale, ma anzi riducendola seppur di poco.
Gli eccellenti dati del 2006, però, non sono soltanto un fatto storico-statistico acquisito. Essi rappresentano piuttosto una accusa vivente ai conti che il governo Prodi-Padoa Schioppa ha presentato agli italiani per il 2007. Infatti, il governo ha considerato l'andamento delle entrate pubbliche del 2006 «transitorio e di tipo una-tantum» e non lo ha riportato, se non in minima parte, nei conti di quest'anno. Da qui l'accusa di falso nel Bilancio di Previsione dello Stato per il 2007 rivolta più volte al governo da parte di esponenti dell'opposizione anche nelle sedi istituzionali più proprie. Su questo punto si è alzato un vero e proprio «muro di gomma» fino ad arrivare alla strabiliante affermazione (fatta il 15 dicembre in Senato) del ministro dell'Economia Padoa-Schioppa che, in riferimento ai dati portati nello stesso Senato dal suo vice-ministro Visco, li ha definiti come pure fantasie di qualche bislacco senatore dell'opposizione.
Evidente appare la motivazione politica, maldestramente nascosta, che ha indotto il governo ad «occultare» il malloppo dietro il muro di gomma delle risposte mai date. Infatti, se i conti pubblici sono in ordine come in verità sono, come si giustificherebbe agli occhi dell'Italia intera (elettori di centrosinistra compresi) la stangata fiscale di 35 miliardi di euro di tasse in più per il 2007 decisa dal governo a botte di fiducia sulla sua stessa maggioranza? Queste tasse in più non c'entrano affatto con il problema del taglio del deficit e del rispetto dei parametri europei. E allora come dire ai cittadini, alle famiglie, alle imprese che l'aumento di due punti di Pil della pressione fiscale in un solo anno serve ad aumentare la spesa pubblica corrente attraverso un pingue aumento del portafoglio di dodici ministri che stanno lì per dodici partiti, partitini e correnti interne di partito?
Ecco allora perché il centrosinistra si è inventato un «buco che non c'era e che non c'è» al fine di «mascherare» una manovra di ulteriore aumento di tasse che dà più potere allo Stato e meno soldi in tasca ai cittadini.
Il paradosso è che qualche rappresentante della maggioranza, solo in apparenza più onesto, si è subito affrettato a dire che le maggiori tasse dovrebbero essere restituite al più presto. Ma più che di onestà si tratta di ipocrisia. C'è da chiedersi, infatti, perché allora abbia votato la Finanziaria che le tasse le aumenta ancor di più? Perché non ha chiesto al suo governo di prendere atto dell'eccellente andamento del 2006 e di ridurre il peso degli aggravi fiscali decisi in Finanziaria per il 2007? E mentre tutto questo avveniva, perché tutti nella maggioranza e nel governo si affannavano ad aumentare la spesa pubblica corrente riempiendo la Finanziaria con 1367 commi «ad personam»?
Infine, molti nel centrosinistra, hanno tentato di sostenere che queste buone notizie sul fronte della finanza pubblica sono effetto immediato, e quindi merito del governo Prodi-Padoa Schioppa. Ma anche qui parlano le date ed i dati.
La politica economica del centrosinistra si è espressa in due provvedimenti importanti: a luglio il decreto Visco-Bersani ed a dicembre la Legge finanziaria. Basta leggere i testi di queste leggi, le relazioni tecniche e le tabelle di dati allegate per sapere che entrambi, a detta dello stesso governo, producono effetti soltanto e pressoché esclusivamente a partire dal 1° gennaio 2007. Allora, ci vuole proprio una faccia di bronzo per scrivere nella Gazzetta Ufficiale dello Stato che i propri provvedimenti non hanno effetto sul 2006 e poi girare le televisioni ed i giornali per appropriarsi dei meriti del basso deficit pubblico del 2006.
Più furbescamente qualcun altro, sempre nella maggioranza e nel governo, fa ricorso alla psicologia collettiva parlando di «aspettative». Si sostiene cioè che la sola faccia del vice-ministro Visco sia sufficiente per indurre i contribuenti disonesti a pagare un po' di più e per spingere i contribuenti onesti ad essere ancor più tartassati. Ma in questa ipotesi si tratterebbe di un caso di «aspettative... molto anticipate», fin troppo anche per il buon senso della gente comune. Il buon andamento della finanza pubblica era già emerso nei dati che andavano da gennaio a giugno dello scorso anno ed il consuntivo finale dipende largamente dai dati e dalle decisioni dell'anno precedente, cioè il 2005. Ed allora, si vuole sostenere che gli italiani si sarebbero messi a pagare più tasse già da un anno fa perché avevano accuratamente previsto i circa 25.000 voti con i quali il centrosinistra ha poi vinto le elezioni ed avevano ovviamente dato per scontato che il vice-ministro dell'Economia (e per delega esplicita ministro delle Finanze) sarebbe stato l'On.le Prof. Vincenzo Visco. Ma mi faccia il piacere!... direbbe ancora una volta Totò.
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