Malmstrom, la commissaria che ci fa le pulci Ha sprecato milioni di euro in aiuti inutili

Cecilia Malmstrom si mostra rigorosa se c’è da aiutare l’Italia, poi
finanzia progetti assurdi con fondi Ue. Dai corsi di ballo in Burkina Faso per chi
muore di fame al centro per l'immigrazione in Mali costato 10 milioni e che in tre anni ha trovato sei posti di lavoro. Al Malawi sono andati ben 500 milioni

Non fosse una vergogna, sarebbe una barzelletta. Invece è l’Europa. Un’Europa severa, rigorosa e austera se deve aiutar l’Italia a fronteggiare il problema immigrazione. Un’Europa cialtrona e sprecona se di mezzo ci sono i soldi dei propri cittadini. Volete un esempio? Incominciamo da Cecilia Malmstrom, l’inflessibile commissario agli Interni sempre pronto a bacchettare il nostro governo. Il 24 febbraio, all’inizio della crisi libica, la signora Malmstrom è rapidissima nel sentenziare di non «veder persone in transito dalla Libia all’Europa». Non paga di tanta fulgida lungimiranza la maestrina Cecilia è oggi in prima linea nel difendere la scelta francese di bloccare treni e immigrati. Per conoscere il vero volto della signora Malmstrom basta, però, leggersi l’ultimo rapporto di Open Europe, un centro di ricerca inglese specializzato nell’analisi delle politiche europee.
Un capitoletto del rapporto è dedicato ai 10 milioni di euro bruciati dal Cigem, un centro per l’immigrazione aperto nel 2008 a Bamako, capitale del Mali, su iniziativa della Commissione europea. Nei sogni di Bruxelles il centro doveva selezionare gli immigrati in partenza dal Mali e trovar loro posti di lavoro sicuri in Europa. Dopo tre anni di lavoro e 10 milioni di euro bruciati, il centro ha garantito la bellezza di 6 assunzioni. Eppure la signora Malmstrom non fa una piega: «Sfortunatamente - dichiara la commissaria - non è andata come speravamo, ma resto dell’idea che varrà la pena lavorarci ancora in futuro». La sfortuna c’entra poco. Come la Malmstrom sa bene, i dieci milioni di euro del Cigem erano, in assenza di accordi con i singoli stati europei, chiaramente e inevitabilmente destinati al fallimento.
Ma qual è il problema? In fondo quello scialo milionario - benevolmente sostenuto dal commissario agli Interni - è solo una lacrima nella pioggia di sperperi targata Ue. Grazie ai 54 miliardi di euro spesi nel 2010 dall’insieme dei 27 paesi membri e ai 9,7 miliardi di euro messi a disposizione direttamente da Bruxelles, l’Unione Europea è oggi la potenza più generosa del pianeta. Ma i risultati non sono propriamente entusiasmanti. Secondo Open Europe, nel 2009 l’organizzazione culturale belga Africalia s’è intascata 462.700 euro per sviluppare un progetto intitolato «Ballo quindi sono». Con quei 462.700 euro prelevati dalle nostre tasche i fantasiosi animatori di Africalia hanno spedito maestri di ballo ai quattro angoli del Burkina Faso e del Mali garantendo «un allenamento artistico capace di fondere tradizione e modernità e promuovere l’integrazione socio culturale». Un vero toccasana per un Paese dove - dicono le statistiche Onu - la gente vive con meno di un euro al giorno.
Ma se gli amici di Africalia - sponsorizzati dalla signora Malmstrom e dalla Commissione sono andati a ballare in Africa - che dire dei soldi intascati dalla Tipik, l’agenzia di Bruxelles a cui la Ue commissiona i depliant destinati a illustrare le proprie campagne umanitarie. Nel 2009 si sono fatti pagare 115mila euro per mettere nero su bianco il rapporto annuale sugli aiuti europei. Non paghi hanno emesso una fatturina da 90mila euro per il coordinamento di «Combatto la povertà», un concorso musicale destinato a promuovere la «consapevolezza dello sviluppo». Ma canti e balli pagati centinaia di migliaia di euro sono bagattelle se paragonati ai progetti «confidenziali», le iniziative su cui - per ordine della Commissione - grava un silenzio tombale. Tra questi 7 milioni e 700mila euro garantiti nel 2007 a un committente svizzero per sviluppare la «cooperazione finanziaria nel Mediterraneo», 3,8 milioni di euro pagati a una agenzia belga per sviluppare «progetti educativi, audiovisivi e culturali» e infine altri 4 milioni di euro allungati nel 2009 a un ente francese per sviluppare ancora una volta la «cooperazione finanziaria nel Mediterraneo». Tutte spese ovviamente indispensabili. Tutte spese su cui l’inflessibile Malmstrom, e il resto della gang anti italiana di Bruxelles, si guarda bene dal batter ciglio.