Il malocchio dei comizi di Vendola, caos sul palco se nomina il nemico

«Se la destra mi chiama parolaio, incantatore, poeta, come se fosse un insulto, per questa campagna abbiamo scelto provocatoriamente proprio la poesia», annuncia fiero lo specialista delle primarie, Nichi Vendola. Ma da adesso in poi dovrà preoccuparsi di ben altri appellativi. Visto quello che è successo ieri pomeriggio nel suo quartier generale di Bari, mentre il governatore uscente presentava il piano della comunicazione. A un certo punto, snocciolando il solito copione, Vendola ha detto: «Vorrei ricordare che la morte politica di Silvio Berlusconi...». E patapunfete. In quell’istante, dietro le sue spalle, è crollato per terra un pannello. Tra le risate dei sostenitori, lo sconcerto dei giornalisti e qualche segno della croce dei passanti, Nichi in versione Rosario Chiarchiaro (alias Totò del film Questa è la vita) ha raccontato uno «scomodo» precedente. «Sapete, questa è la seconda volta che mi capita. Una volta, durante un comizio, in una campagna elettorale del 1987, mi ricordo benissimo, era una domenica mattina di una bellissima giornata di sole, pronunciai la frase: “il diavolo c’è e si chiama...” feci per dire la “A” di Andreotti... e cadde un fulmine sul mio palco». La platea ora sorride meno, i signori spettatori cominciano a frugare nelle tasche alla ricerca di chiavi o, in alternativa, ben noti e impronunciabili portafortuna.
Lasciamo stare. Però il maestrino di Terlizzi non ha ancora imparato la lezione. In 22 anni non ha realizzato che non è proprio elegante augurarsi la dipartita degli avversari (sempre politica, per carità), e dovrebbe cominciare a badare alle conseguenze di certe evocazioni. Nichi lo «iettatore», per giunta, adesso lancia pure le «filastrocche elettorali» in puro stile horror alla Dario Argento. «Col contratto co.co.pro. questo bimbo a chi lo do?»; «Giù le mani dalla brocca: l’acqua è nostra, non si tocca!», riferito alle perdite dell’Acquedotto pugliese. Ormai le mamme pugliesi pensano a una nuova versione della celebre nenia: «l’uomo nero» è diventato rosso.GSu