Malpensa, due gruppi pronti a investire miliardi

Il presidente della Lombardia rivela che ci sono società finanziarie italiane disposte a entrare al 51% in una nuova compagnia aerea con un partner straniero al 49%. Ma "occorre un mercato libero che oggi non c'è. Alitalia lascia Malpensa ma non gli slot e le rotte"

Milano - Ci sono due gruppi finanziari italiani disposti a investire miliardi di euro per creare una nuova compagnia, italiana al 51% e partecipata al 49% da un importante gruppo straniero, che voglia fare di Malpensa il suo secondo hub: «Hanno manifestato interesse» ha detto al Giornale il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. «Ma per far questo ho bisogno di tempo e ho bisogno che ci sia realmente un mercato libero, che oggi non c’è: Alitalia lascia Malpensa ma non lascia gli slot e le rotte. No, signori miei, qui ci vogliono isolare e io non ci sto. O liberate tutto subito o Alitalia deve restare ancora per qualche tempo a Malpensa».
Sembra una contraddizione...
«No. Il problema è che se dobbiamo liberalizzare, lo dobbiamo fare bene: passare da una situazione protetta di Alitalia durata 40 anni a una di mercato non è così semplice. Se dobbiamo riempire 150 rotte, i vettori li troviamo, poi alla prima difficoltà ci mollano. Io invece voglio trovare una compagnia straniera che investa su Malpensa, che ci spenda, che assuma gente e ne faccia il suo secondo hub: così in caso di crisi chi ha investito non abbandona i soldi spesi. Ryanair va bene, ma non basta, perché non può coprire tutte le rotte. Io invece ho bisogno di 18-24 mesi per trovare una soluzione di lungo respiro».
Mica facile...
«A dire il vero le soluzioni sono due. La prima è trovare una grande compagnia straniera disposta a impegnarsi seriamente, ma sappiamo tutti che gli slot non sono realmente liberalizzati e che ogni nazione tende ad affidarli a un operatore nazionale. Così c’è la seconda possibilità: creare una nuova compagnia con i soldi veicolati dalla Regione (sia ben chiaro, noi non ci mettiamo un euro) e capitale al 51% italiano (ci sono due investitori pronti a impegnarsi) e per il 49% di un grande gruppo straniero. Questo ci permetterà di creare una società italiana».
Ma i due investitori quanto sono disposti a spendere? E sono del settore aereo?
«Le due società possono mettere sul tavolo miliardi di euro, hanno manifestato il loro interesse. No, non sono del settore, sono gruppi finanziari».
È già un passo importante...
«Ma io devo fare i conti con gli slot che sono in mano ad Alitalia e che sono attribuiti in maniera protetta: Assoclearance (la società che distribuisce gli slot, ndr) è partecipata da Alitalia. Non a caso ho fatto ricorso contro il modo in cui sono distribuiti. Se Alitalia abbandona Malpensa deve lasciare anche gli slot e io dico che il governo, che è azionista di Alitalia, non può abbandonarci dall’oggi al domani».