"A Malpensa e Linate 700 posti a rischio" Sindacati in sciopero, ma Matteoli li ferma

L’hub ha recuperato 3 dei 7 milioni e mezzo di passeggeri persi dai
tagli di Alitalia. Ma è allarme per dipendenti e indotto: "Già 3mila
lavoratori in meno in due anni", "Se non si affidano a Sea i due scali saranno in bilico in tutto 8mila addetti"

Malpensa ha già recuperato 3 dei 7 milioni e mezzo di passeggeri persi dal ridimensionamento di Alitalia, ma il futuro fa ancora paura. La rimonta dell’aeroporto varesino, incoraggiante in un momento di difficoltà generale, giustifica l’ottimismo di Letizia Moratti: «Stiamo recuperando molto bene - ha detto ieri il sindaco di Milano citando i numeri della ripresa -. E la forza sta nel fatto che Malpensa, come Linate, la vogliono tutti». Ottimismo che deriva «dalla forte alleanza con Lufthansa», ma «stiamo lavorando anche con Cai». Senza dubbio a far lievitare il numero dei passeggeri ha contribuito anche la settimana della moda. Il settore va bene - lo conferma il sindaco - e segnali positivi arrivano anche dal turismo culturale.
I sintomi di ripresa tuttavia non bastano e tranquillizzare i lavoratori di Sea e dell’indotto. I sindacati confederali avevano già proclamato uno sciopero di quattro ore per domani, prima che il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli intervenisse con un’ordinanza per differirlo. Un provvedimento urgente «per evitare un danno grave e irreparabile al diritto alla libera circolazione».
La vertenza è complessa. La protesta stavolta non coinvolge il personale di volo ma i dipendenti di terra di Sea, delle società di catering, di servizio e dell’indotto. In bilico ci sono 700 posti di lavoro, ma ne salteranno molti di più se Cai decidesse di non affidare la gestione dei due aeroporti a Sea. È per questo che i sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Lombardia) sono mobiliati. Nei possibili tagli sono coinvolte numerose aziende che contano più di 8mila dipendenti. «È evidente - protesta Nino Cortorillo, segretario regionale della Filt-Cgil - che i provvedimenti di cassa integrazione verranno, presto o tardi, trasformati in licenziamenti. È quindi nostro dovere chiedere alla società che gestirà i due scali di assumere obbligatoriamente i dipendenti che rischiano il posto». La cassa integrazione del 2009 - peraltro - per i lavoratori di Malpensa e Linate non è ancora definita. «Aspettiamo di essere convocati dalla Regione Lombardia», dicono i sindacati.
«In due anni - ricorda Dario Grilanda, segretario generale trasporti Cisl di Varese - abbiamo perso 3mila posti di lavoro perché i contratti a tempo determinato non sono stati più rinnovati. Temiamo che “saltino altre teste”. Malpensa è stata depotenziata e dal 13 gennaio dallo scalo non parte più un chilo di merce». Intorno al futuro degli scali lombardi c’è grande incertezza. E secondo i sindacati, la soluzione per far ripartire l’aeroporto è una sola: la liberalizzazione. «Vanno eliminati tutti i vincoli che bloccano il mercato - aggiunge Cortorillo -. Finché Alitalia garantiva lo sviluppo di Malpensa si poteva andare avanti. Ora bisogna percorrere un’altra strada. Non è positivo concedere autorizzazioni provvisorie sugli slot e sulla gestione dei voli». Tra le richieste dei sindacati, oltre alla liberalizzazione e alla garanzia occupazionale per tutti i dipendenti in caso di arrivo di una nuova società di gestione, c’è anche l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le aziende aeroportuali.