La Malpensa e il trucco della valigia rossa

Quel trolley scarlatto, inesorabile quanto a puntualità come il pendolo nel pozzo, se ne veniva anche stavolta bel bello, in assoluta solitudine, lungo il serpeggiante nastro trasportatore dell'aeroporto di Malpensa. La prima volta Andrea Magnoni, viaggiatore compulsivo, lo aveva notato a malapena, buttandogli un occhio trasognato, mentre con lo sguardo vagava oltre, alla ricerca del suo bagaglio inesorabilmente in ritardo. La seconda volta che il trolley scarlatto gli passò sotto il naso, sempre in orgogliosa solitudine, Magnani corrugò a malapena le sopracciglia, strizzando un po' gli occhi, senza tuttavia riuscire a far emergere la domanda inquietante che restava appesa laggiù, nel limbo della sua coscienza. Magnani guardò il trolley scarlatto che come un perfetto apripista incedeva maestoso sul nastro cercando all'intorno, e già invidiandolo, il fortunato proprietario. Eppure, nessuna mano si allungò verso l'impugnatura di quella valigia. Strano, no? E il resto dei bagagli? Ah, per quelli ci sarebbe stato da aspettare ancora una buona ventina di minuti. Esattamente come la prima volta in cui la squillante valigia, per quel che ne sapeva Magnani, aveva fatto la sua epifania. Fu tuttavia solo la terza volta (o era già la quarta?) che il nostro vide la luce sulla via della Malpensa. E quel che fece, dopo aver scoperto l'arcano, eccolo ora condensato in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera di cui riproduciamo qualche brano.
«La fortunata valigia - racconta dunque il nostro viaggiatore compulsivo - fa fermare il cronometro che appare sui monitor che indica il tempo trascorso tra l'atterraggio e la consegna del primo bagaglio. Purtroppo dopo la valigia rossa, il nulla per 20 minuti prima che le altre valigie appaiano sul nastro. Ieri sera di nuovo si è presentata per prima e solitaria più che mai la solita valigia rossa. Stufo di essere preso in giro, l'ho guardata bene, constatando che non vi era alcuna etichetta di viaggio che indicasse la destinazione e la provenienza».
Qui gatta ci cova, si è detto fra sé e sé il Magnani, e calandosi nei panni del detective è entrato in azione. «Ebbene, l'ho aperta, certo del fatto che non appartenesse a nessuno, e al suo interno - rivela il nostro viaggiatore - ho trovato solo delle vecchie riviste e del polistirolo. Ecco dunque svelata l'ennesima truffa degli operatori della Sea: i tempi medi di consegna bagagli, che vanno ad influenzare statistiche internazionali e rating sulla qualità del servizio dell'aeroporto, sono truccati con questo stratagemma all'italiana. In allegato fotografie della valigia, del suo contenuto e del monitor del nastro, che indica solo 2 minuti di tempo di consegna (minuti realmente trascorsi: 16)».
Fin qui la lettera dell'esterrefatto (e un filino arrabbiato viaggiatore). Che dire? Intanto che la gente non è mai contenta. Una volta, a Malpensa, le valigie le rubavano, così il problema della riconsegna era risolto alla radice. Oggi, se uno vuol essere onesto, deve ammettere che va molto meglio. Al più, si potrà dire che gli addetti ci si appisolano un po' su, magari (ma lo diciamo per celia) fra una mano e l'altra di ramino. E stando comunque attenti a non pagare pegno, perché il Magnani ci ha preso in pieno: quel trolley scarlatto è una valigia civetta, come ammette la stessa Sea (la società che gestisce l'aeroporto) in questa risposta che sembra scritta da uno scalatore di specchi: gente che prima di affrontare l'ardimento si cosparge le mani di polvere di gesso. Scrive dunque la Sea, col tono piccato e a petto in fuori: «Il bagaglio cui fa riferimento Andrea Magnoni è un bagaglio test che tutti gli handler (le società che gestiscono i bagagli negli aeroporti) utilizzano per sbloccare eventuali valigie o zaini che rimangono incastrati sui nastri di riconsegna. Il caso documentato dal lettore fa riferimento a un volo gestito da un handler in concorrenza con Sea Handling (100% controllata Sea) e quindi Sea non avrebbe ovviamente nessun interesse a falsificare in positivo il dato di riconsegna del bagaglio». Insomma Sea non c'entra. Non lo ha mai fatto e mai lo farà, giura l'azienda. Però quel trolley continua a girare su molti nastri. E con lui, anche i cosi dei viaggiatori presi nella tagliola del fantastico hub.