"Malpensa, la Lombardia perderà quindici miliardi di euro"

Impietose le cifre dello studio Ambrosetti: con il ridimensionamento del grane aeroporto internazionale, l’economia settentrionale subirebbe gravi danni. Non
convincono i messaggi e le assicurazioni dei vertici di Air France-Klm.
Incandescente il fronte politico da Calderoli a Formigoni fino alla
Moratti. <a href="/a.pic1?ID=229937" target="_blank"><strong>Bombassei: &quot;Declassare Milano? E' una vera follia&quot;</strong></a>

da Roma

Le rassicurazioni di Air France sul destino di Malpensa non bastano. Le forze politiche contrarie al matrimonio tra Alitalia e la compagnia francese continuano a parlare di «azzeramento» dello scalo lombardo. E non si fidano della promessa di farne, non un hub, ma un «grande aeroporto». Le cifre più citate sono quelle del workshop Ambrosetti. A Milano - secondo la recente ricerca su «Lo sviluppo del sistema del trasporto aereo in Nord Italia» - viene acquistato un biglietto aereo su tre e il 40 per cento delle prenotazioni business.
Una vocazione per gli affari che, secondo lo studio, andrebbe assecondata proprio sviluppando la vocazione di hub dell’aeroporto, cioè la sua capacità di concentrare le rotte intercontinentali. Se si potenziassero le infrastrutture di Malpensa, entro il 2020 la crescita dell’economia del Nord avrebbe un incremento del 2,55 per cento. Lo studio descrive anche lo scenario opposto, con il trasferimento delle rotte internazionali su Fiumicino. Dal punto di vista generale, l’economia del Nord crescerebbe di meno. Quella lombarda perderebbe 15 miliardi di euro all’anno. Dati che gli ambienti del governatore Roberto Formigoni hanno bene in mente. E che spiegano la battaglia ingaggiata dalle istituzioni lombarde contro il governo. Ieri Formigoni ha ribadito il suo no ad Air France: «Il Paese ci perde e il guadagno è solo di Air France, che ha interesse a sviluppare Parigi e Amsterdam». Il sacrificio per l’economia del Nord non servirebbe nemmeno a rilanciare Alitalia. «Con l’addio a Malpensa l’Alitalia non avrà più mercato», ha ribadito il sindaco di Milano, Letizia Moratti. Anche in questo caso una valutazione che trova riscontro dalla ricerca di Ambrosetti. Un’Alitalia focalizzata solo su Fiumicino comporterebbe 7 milioni di passeggeri in meno all’anno e una perdita di circa 700-1.000 milioni di euro.
Reazioni che forse Air France non si aspettava. Tanto che fonti della compagnia francese hanno sentito il bisogno di lanciare segnali rassicuranti: «Conosciamo bene l’importanza del sistema aeroportuale milanese. Proprio per questo - affermano - il nostro piano prevede di incrementarne la qualità dell’offerta soprattutto per la clientela business». Ma non il mantenimento dello snodo: «Non è necessario essere un hub per essere un grande aeroporto». Precisazione che ha reso ancora più incandescente il fronte politico (Roberto Calderoli, della Lega, ha annunciato «cannonate»). E che ha offerto una facile replica ad Air One, concorrente di Parigi per Alitalia, secondo la quale non si può dire che si farà crescere Malpensa quando si vogliono ridurre «da 17 a 3 le destinazioni intercontinentali». Adesso più che mai, per Air One, è necessario «un confronto trasparente tra i due piani. Il nostro è noto da tempo. Lo stesso non si può dire del piano dei francesi».