Malpensa perderà 7 milioni di passeggeri

da Milano

Tutto sembra rientrare in una logica pianificata: da un lato si «ammazza» Malpensa, dall’altro Air France alza l’interesse su Alitalia. Le due cose sono correlate, perché Malpensa non interessa a Parigi; un’Alitalia senza Malpensa per Air France è ben più appetibile, e tutti dicono che la regia è sua. Ieri il presidente e ad Jean-Cyril Spinetta ha avuto parole positive sul piano industriale di Maurizio Prato, e si è detto pronto «ad ascoltare con molta attenzione» se Alitalia chiamerà.
Il capitolo Malpensa è grave. I politici lombardi in questi giorni hanno ripetuto che allo scalo «c’è la coda» per prendersi gli spazi lasciati liberi da Alitalia. Tale convinzione può creare equivoci: non è pensabile, infatti, che tutto continui come prima, seppure con protagonisti diversi, perché non ci può essere alcun automatismo «di rimpiazzo».
Alitalia ha dichiarato di voler fare da Malpensa solo voli diretti, point-to-point, riducendo drasticamente il numero di collegamenti intercontinentali. Viene a cadere, dunque, la «logica» del modello hub, basata sul traffico di arrivo di passeggeri da tutta Italia da instradare sulle tratte di lungo raggio. Verranno a mancare i transiti, che sostengono questo modello: e i transiti a Malpensa rappresentano circa il 34% dei 21,6 milioni di passeggeri annui dello scalo. Il danno immediato sarà dunque di oltre 7 milioni di passeggeri. I transiti inoltre sono un segmento ricco per ogni scalo: la gente in attesa mangia, compra, spende.
Quei 150-170 voli «sottratti» a Malpensa (il numero non è ancora ufficiale) libereranno altrettanti slot, che saranno redistribuiti alle compagnie che ne faranno richiesta. Ma, ottenuti quegli slot, dove potranno volare le altre compagnie? Verso destinazioni comunitarie e verso gli Stati Uniti, dove c’è libertà di collegamento. Tutte le altre mete sono regolate da diritti di traffico retti da trattati bilaterali, perciò a sostituire Alitalia (ammesso che non le sia riconosciuto un periodo di «sospensione») potranno essere solo compagnie italiane, designate dal governo. Sul lungo raggio di linea oggi operano, con finalità turistiche, Blu Panorama (6 aerei), Eurofly (4 aerei), Livingston (2 aerei), Neos (2 aerei), Volare (gruppo Alitalia, 1 aereo). Air One (il presidente Toto ha avuto ieri un colloquio telefonico con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni) ha espresso la volontà di entrare nel lungo raggio, indipendentemente dall’eventuale acquisto di Alitalia; ma attualmente non possiede macchine adeguate. Se alcuni di questi vettori chiederanno di poter operare con diritti di lungo raggio ex Alitalia, potranno farlo anch’essi con logica point-to-point, non avendo strutture sufficienti per raccogliere passeggeri in un vasto raggio. Va ricordato, poi, che per avviare una nuova destinazione, prima di portare i conti a regime, vanno previste perdite di 10 milioni all’anno per due anni. Non c’è dubbio che Sea e autorità lombarde potrebbero fare, visto l’attuale il contesto politico e sociale, ponti d’oro a chi si proponesse di valorizzare Malpensa.
Quali voli Alitalia manterrà a Malpensa? In bilico c’è il Buenos Aires, mentre sicuri sono New York e Tokio, molto redditizi. Dovrebbero essere cancellati i voli verso India e Cina: servono mercati poveri, il ricavo per passeggero è basso e sono in forte perdita nonostante il buon livello di riempimento; gli aerei per Tokio non sono così pieni ma, dato il mercato ricco, i ricavi pro capite sono molto elevati.