Malpensa, quanti sconfitti!

C’è stato un tempo in cui l’aeroporto di Malpensa – hub, come dicono gli esperti – era il fiore all’occhiello di molti catastrofisti. Lo scalo aveva indubbiamente diversi problemi (alcuni di questi sopravvivono), ma le critiche andavano al di là del reale e del documentabile, e i verdetti di condanna sembravano inappellabili. Un errore storico, si sentiva dire, una scelta infelice, un aeroporto realizzato tardi e male, nel punto sbagliato. E poi i disservizi erano troppi e i ritardi insopportabili, tali gli uni e gli altri da farci perdere la faccia davanti ai concorrenti di un’Europa tanto vicina quanto mitizzata. Insomma, una leggenda nera a poco a poco era nata intorno all’hub e a questo parto, che condizionava un po’ tutti, non erano forse estranei interessi e rivalità di aree, uomini, aziende.
Ebbene, pare che si debba cambiar registro. Un organismo insospettabile di partigianerie, l’Associazione delle compagnie di volo europee, ha infatti diffuso una statistica dalla quale risulta che Malpensa nel primo trimestre di quest’anno è risultato il più puntuale fra i dieci hub che operano in Europa, con l’80 per cento degli aerei partiti in perfetto orario. Al secondo posto nell’hit parade della puntualità si è piazzato Fiumicino; l’ultralodato scalo di Francoforte è soltanto quarto, dopo Madrid.
Sono dati che dovrebbero dare una lustratina all’orgoglio dei lombardi e degli italiani tutti; dovrebbero inoltre renderci più cauti nell’esercitare lo sport dell’autoflagellazione, una pratica che per suggestione rischia di diventare più popolare del gioco del calcio. E che alimenta un’acritica denigrazione di noi stessi, la retorica autolesionistica del «declino». Malpensa è un grande hub. Certo, talvolta ci ha delusi e dovrà mantenere nel tempo capacità e promesse. Può farlo.
Milano, Italia, ha sempre la capacità di spiazzare i suoi detrattori.