Malpensa, salta ancora il tavolo e torna in quota il «caso Linate»

Il sindaco sull’aeroporto cittadino: «Pronti a rivedere il traffico per evitare sovrapposizioni con l’altro scalo»

È slittato ancora una volta il tavolo a Palazzo Chigi su Malpensa e con lui il vertice romano sull’Expo. Alla fine la crisi ha vinto sul pressing politico trasversale e degli imprenditori («il tavolo Milano è un tavolo per l’Italia» dice Marco Tronchetti Provera) e l’aeroporto lombardo non ha trovato spazio nel calendario della crisi: fino a ieri sera le “diplomazie” erano ancora al lavoro per trovare uno spazio tra martedì e giovedì. In attesa il sindaco, Letizia Moratti, il presidente della Provincia, Filippo Penati, e il governatore, Roberto Formigoni. «O convocano immediatamente il tavolo Milano o fermano la mano di Alitalia» le parole di Formigoni. «Non c’è più tempo» l’allarme del sindaco, che mette sul piatto anche il futuro di Linate, l’aeroporto accusato da sempre (e non sempre a ragione) di cannibalizzare Malpensa.
La platea è quella del convegno «Malpensa, risorsa strategica per l’internazionalizzazione del Paese» organizzato dalla Camera di Commercio. Formigoni esclude decisioni drastiche: «Non è necessario chiudere Linate ma siamo pronti a una diversa distribuzione del traffico». E la Moratti è disponibile al sacrificio: «Con Formigoni e Penati ho chiesto al governo che si impegni sin da ora per una riconfigurazione di Linate, per limitarne la sovrapposizione con Malpensa». Aggiunge: «Ho sempre dichiarato la piena disponibilità a una riduzione del traffico su Linate. Se invece si vogliono sfruttare a piene mani le rotte più ricche di Linate, verrebbe meno una delle condizioni necessarie per trovare un nuovo hub carrier (un vettore di riferimento, ndr) per Malpensa».
Alitalia nei giorni scorsi ha parlato di un potenziamento dei voli da Linate, probabilmente usando gli slot di Volare (la compagnia acquistata da Alitalia) che sarà totalmente dirottata su Malpensa. Si parla di un aumento dei voli su Roma e Parigi, anche se il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, ha subito puntualizzato: «Linate è un aeroporto contingentato dal decreto Bersani del 2000, è improbabile che possa avvenire un aumento delle frequenze, quindi il numero dei voli del gruppo Alitalia (Alitalia più Volare) su Linate resta invariato».
La palla è in mano al governo, da cui dipende il futuro di Malpensa e, a questo punto, anche di Linate. Sul piatto c’è anche la richiesta di ammortizzatori sociali, rilanciata dalla Moratti: «Sento la responsabilità di difendere gli oltre 7mila lavoratori di Sea e dell’indotto. Non è giusto che siano discriminati e che non abbiano gli stessi ammortizzatori sociali dei dipendenti di Alitalia». A battere cassa è anche la Lega. «Il governo uscente dovrà pagare di tasca un fondo che permetta alla Lombardia e ai lavoratori lombardi di rimettere in moto la nostra macchina economica» chiede Davide Boni, capodelegazione del Carroccio nella giunta regionale.