"Malta prende i soldi ma scarica il problema sul nostro Paese"

Il sottosegretario Mantovano attacca dopo il rifiuto di La Valletta di riprendere
69 immigrati: "Incassa dalla Ue 20 milioni di euro l’anno, eppure
spesso non fa la sua parte"

Roma - Sottosegretario Mantovano, ma l’Italia non aveva fatto pace con Malta? Perché La Valletta ieri ha respinto le nostre motovedette con 69 clandestini africani?
«Evidentemente il problema continua a esserci e non è solo una questione di relazioni bilaterali tra due Paesi amici ma è un problema della cui soluzione deve farsi carico l’Unione europea».

E la Ue prenderà provvedimenti?
«Malta non può fruire di contributi europei significativi in virtù di un ampia estensione della propria zona marina Sar e poi rifiutare gli oneri conseguenti».

L’«amico» ministro maltese Bonnici l’altro giorno vi aveva lodati per l’operazione con la Libia. Poi cosa è successo?
«L’impressione è che se noi riusciamo a togliere di mezzo i loro problemi, o accogliendo gli immigrati, o facendoli tornare in Libia va bene, ma quando Malta è chiamata al suo compito, si gira dall’altra parte».

La soluzione?
«Dovrebbe essere quella di dire, con Italia, Grecia e Spagna: è un problema che ci interessa tutti e affrontiamolo insieme».
Ma quanti soldi prende Malta dall’Unione europea?
«Prende più soldi dell’Italia, in proporzione. Le coste maltesi sono limitate, ma l’area marina Sar è due terzi dell’area italiana. Un paradosso».

Può essere che Malta chieda all’Italia contributi economici?
«Se Malta sostiene che in materia di immigrazione gli aiuti debbano essere distribuiti in base al carico di ciascun Paese, allora è la linea dell’Italia, si può fare una battaglia comune in sede europea, ma Malta riceve già contributi significativi».

E non li devono chiedere all’Italia, questi fondi...
«Malta è un Paese dell’Unione europea».

È quella la sede a cui dovrebbe rivolgersi?
«Riceve già contributi di poco inferiori all’Italia».

Quanti soldi?
«Credo che annualmente si aggirino intorno ai 20 milioni di euro».

Per fare poco ?
«Mi pare che le modalità d’impiego siano sotto gli occhi di tutti».

Malta potrebbe entrare nel pattugliamento congiunto con la Libia?
«Quello è un accordo bilaterale, sarebbe un auspicio se partecipasse anche Malta. Ma negli ultimi giorni assistiamo al paradosso di una collaborazione più efficace da parte della Libia, che non rientra tra i partner europei».

Di Gheddafi c’è da fidarsi?
«Questo accordo con la Libia fu sottoscritto dal governo Prodi nel dicembre del 2007. Noi lo stiamo realizzando mettendo risorse finanziari e creando il contesto politico. È singolare che chi ha sottoscritto l’accordo ne critica l’attuazione. Era successa la stessa cosa con l’Albania. Significa che il centrosinistra quando è al governo è inefficace e quando è all’opposizione è incoerente».

Gheddafi invece non li rinnega, gli accordi firmati: ve l’aspettavate?
«Non possiamo che apprezzare l’atteggiamento che sta tenendo la Libia di collaborazione e di fedeltà rispetto agli impegni presi».

Perché le motovedette italiane non hanno raggiunto Tripoli?
«Sono prima di tutto operazioni di soccorso. Forse c’erano difficoltà in mare, il nostro intervento punta a mettere in salvo le vite».

Il commissario Barrot non critica l’Italia ma il Consiglio d’Europa è durissimo.
«I pattugliamenti sono contenuti nel programma Frontex di tutela delle frontiere europee. Ci meravigliamo che qualcuno all’interno della Ue non lo sappia. Il presidente del Consiglio d’Europa Hammarberg mostra di non avere aderenza al reale».

Cosa risponde alle critiche sull’asilo politico?
«Sarebbe il caso di insediare in Libia una commissione europea che accolga le domande di asilo e le distribuisca a livello europeo. Ne hanno già parlato Frattini e Fassino».

Fassino ormai è dei vostri.
«Il problema non è essere con noi o contro di noi, ma avere buon senso o non averlo».