Maltrattamenti, indagata la casa di riposo che offre la morte a Eluana

A novembre la procura di Udine ha aperto un’indagine dopo due denunce
per maltrattamenti sui pazienti. E su "La Quiete" ci sono altri dubbi:
è solo una casa di riposo, non una struttura ospedaliera preparata a
interrompere l’alimentazione

Ci sono le denunce, c’è un’inchiesta. La Casa di riposo di Udine che ora offre la morte a Eluana Englaro è già stata al centro dell’attenzione: nel novembre scorso è finita in un’indagine per presunti maltrattamenti. Due denunce presentate a distanza di qualche mese da parenti di anziani ospiti sono finite sul tavolo del sostituto procuratore Viviana Del Tedesco, che ha aperto un fascicolo per abbandono di incapace e maltrattamenti.
La prima segnalazione (spiegava all’epoca il Messaggero veneto) è arrivata a fine estate da una donna, dubbiosa sull’assistenza prestata al padre ultraottantenne e anche sulla gestione della struttura. Da lì è partita una perquisizione: due reparti setacciati per quattro ore, esami di documenti e cartelle cliniche e qualche scatola di medicinali scaduti finita sotto sequestro. Nessuna carenza dal punto di vista igienico. La seconda denuncia, per abbandono di incapace, è stata presentata dal familiare di un’anziana ex ospite.
Il fascicolo è lì, sul tavolo del magistrato. Aperto, anche se finora non ci sono indagati e non sono state trovate irregolarità. Tra le carte del pm ci sono i verbali delle persone sentite perché «informate dei fatti» e ovviamente quelli dei familiari che hanno accusato lo staff de «La Quiete» di maltrattare i loro parenti.
Convinti che quella bufera fosse passata, i dipendenti della casa di riposo adesso si ritrovano con il caso Englaro. Stavolta però a portarli sulle pagine dei giornali e in tv sono stati gli amministratori e dirigenti, gli stessi che ora valutano, chiedono pareri legali, verificano procedure tecniche. I dubbi sono tanti. Anche perché «La Quiete» non è nemmeno una clinica, è una casa di riposo. Una «azienda pubblica per i servizi alla persona»: possibile che, fra i «servizi alla persona», ci sia anche quello di farla morire? Il consiglio d’amministrazione ha detto un primo sì ad accogliere Eluana (quattro voti favorevoli, tre contrari), ma non ha ancora dato una risposta definitiva, che dovrebbe arrivare la settimana prossima. Il motivo l’ha spiegato la direzione: «Sono in corso incontri e confronti per approfondire gli aspetti logistici e procedurali e, in particolare, è necessario verificare se l’accoglienza di Eluana risponde alle normative che regolano la nostra struttura e se siamo in grado di garantire la massima privacy in una struttura protetta che, pur essendo di alto livello sanitario, è una casa di riposo per lungodegenti».
Si cercano «locali idonei», cioè un posto letto adatto per Elu: e questo sarebbe soltanto il «trasferimento» di cui si parla in questi giorni, e per il quale si è già mossa la famiglia Englaro. Ma, dopo il viaggio da Lecco a Udine, che cosa succederà? Chi potrà davvero interrompere l’alimentazione e l’idratazione, visto che «La Quiete» non è una struttura sanitaria? Amato De Monte, primario di rianimazione dell’ospedale civile di Udine, ha già assicurato di essere disponibile, anche se non ci sono stati contatti ulteriori con gli Englaro. In ogni caso pare che il trattamento dovrà essere eseguito da medici esterni, visto che La Quiete non è una struttura sanitaria. Tanto che ha solo una convenzione parziale con il Servizio sanitario nazionale. E sembra questa una delle sue caratteristiche più attraenti, che avrebbe fatto cadere la scelta proprio sulla «azienda per i servizi alla persona» di Udine. Che sul suo sito si definisce «la più antica istituzione geriatrica friulana» e spiega che, fra gli obiettivi, ha quello di «soddisfare i bisogni espressi dalla popolazione anziana non autosufficiente, sia quelli di tipo alberghiero e di socializzazione sia quelli di tipo assistenziale, sanitario e riabilitativo». Sarà allora l’ultimo «albergo» di Eluana? Secondo gli amici friulani degli Englaro - spiegava l’altro giorno Il gazzettino - La Quiete «risponde a quell’idoneità tracciata dalla sentenza», cioè quella della Corte d’appello di Milano, che parlava di un hospice o di altra struttura adatta per interrompere l’alimentazione. Un escamotage? Fatto sta che sei componenti del consiglio d’amministrazione (fra cui la presidente) sono di nomina comunale e quando il sindaco (di centrosinistra) Furio Honsell ha chiamato per «sondare la disponibilità», la risposta è stata positiva. È stato papà Beppino a chiedere aiuto al sindaco; poi ha contattato la struttura e si è messo in moto il tran tran della burocrazia. Ora si cerca di definire un «protocollo autonomo» per l’accoglienza di Eluana: è un modo mascherato per dire se lì potrà morire.