Malumori Pdl «Abbassiamo i toni». «No, andiamo alla conta»

COSENTINO Finiani spaccati sulla mozione di sfiducia al sottosegretario. Landolfi: non sta né in cielo né in terra

Roma«Abbassare i toni». L’ordine di scuderia inizia a circolare a ora di pranzo. Così, digerita la nota ufficiale con cui il Cavaliere smonta l’ipotesi di elezioni anticipate, dentro il Pdl - un po’ a malincuore tra i ringalluzziti ex azzurri - si fa buon viso a cattivo gioco. «Tutto bene, acqua passata». Non è così. Perché se si va un po’ più a fondo, viene fuori un quadro ben diverso. «È vero che nessuno di noi ha intenzione di andare al voto», attacca un deputato vicino a Silvio Berlusconi, «ma non ce la facciamo più con queste continue divaricazioni, con i finiani che ogni giorno sparano contro su tutto».
Insomma, se l’umore del premier non è dei migliori, pure tra i vecchi esponenti di Forza Italia si avverte un’evidente insofferenza, verso le mosse del presidente della Camera e dei suoi fedelissimi. «Non ne possiamo più di questa storia», sbuffa una parlamentare, durante una pausa d’aula. E « visto che non siamo una caserma, portiamo ogni questione dentro il partito, così vediamo come va a finire». Dentro l’Ufficio di presidenza? «Be’, potremmo pure convocare un congresso straordinario».
Insomma, questa è l’aria che si respira sulla sponda azzurra, sempre disposta ad andare alla conta interna con i “cugini”. Senza contare l’aperta insofferenza che monta nei confronti di Italo Bocchino, capofila dei finiani ma anche vicecapogruppo vicario alla Camera, da cui in tanti - tra i loro banchi - cominciano a non sentirsi più rappresentati. Lo afferma chiaro e tondo Giancarlo Lehner: «Con tutto il rispetto per le sue posizioni, non può più ricoprire la carica. Lo dico sine ira et studio, anzi con imbarazzo e sofferenza: in nome di un autentico chiarimento politico, conto su un gesto coerente, cioè le dimissioni». In tal modo, «sarà pure lui più libero di portare avanti le sue battaglie», rintuzza un collega.
C’è poco da ridere pure tra gli ex aennini. «Abbiamo perso contatto con Fini, ma ci auguriamo che non esageri e la smetta pure lui», bisbiglia in cortile un deputato in quota An. «Speriamo bene, visto che non ha intenzione di cambiare strategia», ribatte un sodale. «Per nulla preoccupato» invece l’agrigentino Pippo Scalia, vicino al presidente della Camera: «Nessuno può mettere in discussione che Berlusconi debba continuare a governare il Paese, ma allo stesso tempo nessuno può pensare che in un partito di queste dimensioni Fini non possa esprimersi liberamente. Purtroppo, quando i rapporti sono viziati dal sospetto, quando si accende un fiammifero scoppia un incendio». E se un altro finiano doc, Carmelo Briguglio, bolla come «anomalia istituzionale» l’intervento del presidente del Senato, Renato Schifani, sull’ipotesi di fine anticipata della legislatura, tocca a Mario Landolfi, un tempo in An ma «oggi nel Pdl», lanciare la proposta di un «predellino istituzionale» per il Cavaliere. Ovvero, «Berlusconi venga in aula e parli al Paese, spiegando di essere il simbolo della persecuzione giudiziaria. Chieda al Parlamento uno strumento per mettersi al riparo in modo da poter governare. In caso contrario, si vada a nuove elezioni».
Si vedrà. Intanto, si spacca il fronte dei finiani sull’eventuale appoggio alla mozione di sfiducia al sottosegretario Nicola Cosentino, non escluso finora da Fabio Granata e Bocchino (che rimanda però la decisione a una riunione di partito). «Italo sta veramente esagerando», commenta il napoletano Amedeo Laboccetta, rientrato in tutta fretta dall’ospedale per votare la fiducia alla Camera sul decreto Ronchi («mi hanno tolto 18 punti»). «Non comprendo i suoi motivi, forse non è sereno. Qualcuno nel Pdl sta perdendo lucidità, inseguendo il dipietrismo più becero. Ma io non la voterei per nessun motivo al mondo: sarebbe una follia». Ipotesi bocciata pure da Enzo Raisi, amministratore del Secolo d’Italia: «Sono sempre stato un garantista e non voterò mai nulla contro Cosentino, che per me resterà innocente fino al terzo grado di giudizio». Appoggiare la mozione Idv «non sta né in cielo né in terra», secondo Landolfi. E fuori dallo schema classico dei finiani, chiude il cerchio il ministro Altero Matteoli: «Sono molto meravigliato e indignato», visto che «finora si è sempre fatto quadrato nei confronti di colleghi in difficoltà».