Mameli, la tempra del patriota ereditata da mamma Adelaide

Della famiglia Zoagli, fu grande amica di Giuseppe Mazzini e con lui rimase sempre in contatto

Antonio Bovetti

Quando s'ascolta l'inno d'Italia, gli occhi lucidi e il nodo in gola, non vengono solo agli atleti sul podio, tra coppe e medaglie, ma, quasi sempre, anche a noi! È inutile negarlo, sono parole che toccano la nostra italianità! Quando le note dell'inno nazionale tacciono, ci siamo mai chiesti chi ha messo in testa idee liberali e patriottiche al giovane poeta? In quale famiglia, nei primi dell'800, si viveva con simili ideali? Goffredo Mameli scrive questa poesia con l'ardente desiderio di combattere e vedere l'Italia unita e libera, ma una sfortunata circostanza, lo fa cadere sotto i colpi dell'usurpatore a soli 22 anni!
«Scorre sangue ligure nelle vene della mamma di Goffredo, Adelaide Zoagli Lomellini, discendente dalla nobile famiglia genovese dei Zoagli - racconta Rita Guardincerri, direttrice del museo del risorgimento della società Economica di Chiavari - Adelaide nasce a Genova nell'antico palazzo di famiglia, in via San Lorenzo, dai marchesi Nicolò Zoagli e Angela Lomellini». Un ritratto della giovane aristocratica si trova nello studio Mameli di villa Thellung a Fontamegli (Al) e, negli scritti di Giuseppe Gonni, sul giornale Il Caffaro del 25 agosto 1926, leggiamo: «La marchesa era una quindicenne di soave bellezza. Capelli castani striati d'oro, bipartiti sulla fronte, raccoglientesi in passanti e grosse trecce sulla nuca. Occhi grandissimi d'una chiarità di cielo sui quali, le lunghe ciglia scure ne velavano d'ombra il singolare splendore, taglia slanciata, flessibile ed armonica. I gesti erano di una fierezza, di una cortesia avvincente che riflettevano la fiera, ardente anima degna della nobile famiglia donde discendeva: consoli, fondatori di colonie, ammiragli e due dogi ha dato nei secoli il nobile casato, alla Genova repubblicana».
L'articolo continua con il racconto dell'adolescenza della giovane Zoagli e delle sue frequentazioni, tra cui l'amicizia con il giovane Giuseppe Mazzini, suo vicino di casa; chi li conosce bene favoleggia di un amore platonico fra i due ragazzi. Adelaide, intanto, appena ventenne, sposa Giorgio Mameli de' Mameli, valoroso ufficiale della Marina sarda, celebrato eroe per aver combattuto e vinto contro i Saraceni di Tripoli. Sapute delle nozze della compagna di giochi, Mazzini ha impeti di sdegno e frenesie deliranti. Il giovane patriota biasima all'ex innamorata o donna ideale di aver sposato un ufficiale del governo piemontese, nemico dei suoi ideali. «Mai donna, più di lei potrà insuperbire d'essere stata il primo amore d'un luminoso genio, la sposa di un valoroso soldato e la madre di un eletto poeta soldato». Così conclude il Gonni nelle pagine de Il Caffaro. Il matrimonio nato con i migliori auspici non è del tutto felice, anche se dall'unione nascono Goffredo, Giambattista, Nicola, Elulalia, Angelina e Luisa. «Forse le frequenti assenze di Giorgio impegnato in mare, il suo carattere violento ed autoritario, inadatto al rango e alla raffinatezza di una Zoagli - spiega Arturo Codignola - fanno finire l'unione con una separazione legale. Tutta la vita, invece, dura l'amicizia spirituale con Mazzini alimentata da un fitto carteggio nel quale i due amici collegano il racconto delle vicende politiche contemporanee col rievocare quell'idillio di amabile bellezza vissuto nella primavera della vita». Mazzini definisce la compagna d'infanzia, «la regina delle fate» e nel 1865 così le scrive: «Ogni vostra linea mi giunge cara come di sorella…. Siano sacri i ricordi, e sapete quale impressione avete destato in me fin da quando vi incontrai giovinetta. Poi venne nuovo e più sacro vincolo: Goffredo».
Una pagina di commovente e semplice eloquenza è ciò che scrisse Adelaide alla contessa Librocchi di Tortona per la perdita del figlio: «La mia stella scomparve. Egli fu il fiore raccolto nel suo mattino. Mi fu strappata dal cuore la corda maggiore. Quello che fu il mio delirio nella sua infanzia, la mia gloria nella sua giovinezza. Il mio dolore me lo tengo sacro, è tutto per me e cerco di esserne degna». Adelaide Zoagli Lomellini morì il 19 giugno 1884 ed è seppellita nella zona alta nel cimitero di Staglieno in Genova.