«Per mamma che mi ha visto vincere da lassù in cielo»

Paolo Marchi

nostro inviato a Cesana

Di uno che ha vinto tutto si può solo dire che ha allargato i confini della sua grandezza. Armin Zoeggeller, carabiniere di Foiana Lana sopra Merano, trentadue anni compiuti il 4 gennaio, 84 chili compattamente distribuiti su 181 cm, iniziò a scendere in slittino all’età di 7 anni, in pratica come tutti in Alto Adige, provincia che da sola, ai Giochi invernali, ha assicurato un terzo delle medaglie vinte dall’Italia, 32 su 93, 11 d’oro, 8 d’argento e 13 di bronzo. «Era uno slittino da pista naturale che ho cambiato con quello da pista artificiale a 14. Diciotto anni fa decisi che la mia vita sarebbe stata questa, a tutta adrenalina. Mi piace così come mi piace tutto quello che va forte grazie a un motore». Schumacher e Valentino Rossi gli sportivi preferiti, la Porsche la vettura sognata ma che probabilmente non acquisterà mai: «I centotrentamila euro che riceverò come premio per l’oro mi serviranno per sistemare la casa dove vivo con Monika e i nostri due figli, Nina che ha 5 anni e Thomas di otto mesi».
Promosso sul campo brigadiere da appuntato che era («se è vero, ringrazio l’Arma»), è alla quarta Olimpiade, tutte corse sul podio: terzo nel ’94 a Lillehammer, secondo nel ’98 a Nagano, primo a Salt Lake City ’04 e primo ieri, ultima perla in un palmarès che giustifica in pieno il soprannome di Cannibale (ma per gli amici è più semplicemente Ziggy). Armin, scendendo sul filo dei 140 km all’ora in un budello ghiacciato («solo così scarico tutta l’adrenalina che ho in corpo»), ha conquistato, Giochi a parte, cinque coppe del mondo (1998-2000-01-04-06) con 30 gare vinte (una sola in Italia, la pre-olimpica qui a Cesana, altre piste da noi non esistono), cinque titoli iridati (1995-99-01-03-05), un titolo europeo (’04) e otto italiani dei quali sette all’estero, addirittura anche a Nagano in Giappone, prima di Cesana poche settimane fa, in pratica la pista che ha avuto sempre lo stesso vincitore, lui, Armin, che al momento delle dediche ne avrà due, prima per il carabiniere ucciso nel Ferrarese ieri, poi per «la mia famiglia che mi ha seguito in tv, almeno così spero». Ma in cuor suo ne ha una più personale e sussurrata: a sua madre Rosa, morta a Natale all’età di 58 anni: «Mi ha visto vincere la quinta coppa da lassù in cielo». E lo avrà di certo applaudito ammirata ieri.