La mamma dei record "Ho fatto 13 figli"

Padova, la vita e i sacrifici di una famiglia molto allargata. Alessandra: "Gli amici non ci invitano mai a cena perché non ci stiamo. Ma sono pronta a fare altri figli"

A gennaio saranno quindici sotto un tetto. Come in un telefilm americano anni '80. Anzi meglio. Loro, rispetto alla famiglia Bradford sono in netta maggioranza. Una incontenibile moltiplicazione. Qui, a Noventa Padovana, in provincia di Padova, per gennaio è tutto pronto. Mamma e papà hanno dato l'annuncio già da un paio di mesi ai bambini: «Ragazzi, arriverà il fratellino, anzi i gemellini». Undici paia di occhi sgranati. «Ancora?» avranno pensato. Ma poi, passato lo choc iniziale, tutti felici e contenti, ad aspettare il lieto evento, a scegliere i nomi dei nascituri insieme, a preparare i fiocchi da appendere alla porta, a fare spazio nella cameretta di letti a castello.

Sono vent'anni che la famiglia Calò continua a crescere senza fermarsi, tanto da diventare un caso eccezionale. Il più grande ha 17 anni, a marzo diventerà maggiorenne, il più piccolo, il numero undici, è nato nel 2006. All'epoca avevano anche lanciato un appello per trovargli un nome. Avevano esaurito la fantasia, così si erano rimessi alla volontà popolare del web.

«A cena a casa non ci invita mai nessuno», racconta la mamma, Alessandra, 36 anni, il primo figlio a 19. «Andare da amici con tutta la famiglia è praticamente impossibile. Troppo piccoli gli appartamenti di oggi». E allora si sono adeguati loro; in cucina hanno messo un tavolo di 4 metri e mezzo, ovviamente allungabile per quando arrivano visite. E qui gli ospiti arrivano spesso: «Ogni mese praticamente c'è un compleanno se non due. E ogni volta è una festa speciale».

Alessandra e Ferruccio sono una coppia che lavora sodo per far funzionare il tutto. La loro è una famiglia che si basa su regole piccole ma severe. «Su certe cose non transigo - dice lei -. A tavola la televisione deve restare spenta. Ognuno deve poter raccontare le proprie cose».

Casa Calò è un «gruppo», come dice lei. «A tutti i bambini continuo a ripetere che questi sono gli anni migliori, di ricordarli bene, poi le cose cambieranno, entreranno nelle loro vite fidanzati e fidanzate, nasceranno magari delle antipatie».

Intanto i problemi quotidiani vengono affrontati all'ordine del giorno. «Via il lusso e il superfluo. Abbiamo il minimo indispensabile. Nessun soprammobile che possa correre il rischio di rompersi. Qui badiamo alle cose concrete». Una casa di 250 metri quadrati e 1.700 euro di affitto. «Comprarla non se ne parla, le banche non danno il mutuo perché siamo fuori dai parametri». Per trovare la casa in affitto hanno dovuto dire che di figli ne avevano solo quattro, altrimenti i padroni di casa si spaventavano. È Alessandra che organizza le cose a casa, il marito Ferruccio è spesso fuori per lavoro. Guida il camion. Fa tantissime ore per guadagnare uno stipendio che li possa mantenere tutti. Molto spesso esce alle 4 di mattina e torna alle 9 di sera.

Lo stipendio sfiora i tremila euro. Niente se si pensa al carovita, alla fatica delle famiglie, anche di quelle più piccole, ad arrivare a fine mese. Da pelle d'oca se entrano le spese del dentista, dei libri di testo. E allora spesa al discount, a caccia di offerte, vestiti che si tramandano al fratello che viene dopo. «Solo le scarpe creano difficoltà. Anche la coppia di gemelli che abbiamo portano numeri diversi». E le vacanze studio? «Niente. Nessuno di loro ha mai fatto una vacanza in Inghilterra. Ma vanno in gita, quelle sì».

Sacrifici e sforzi sempre tanti. «Ci adeguiamo. Non abbiamo nessun aiuto nè dallo Stato nè dal Comune». E allora perché non fermarsi prima? «I nostri non sono motivi religiosi. Semplicemente abbiamo tolto ogni freno alla natura. Per noi ogni figlio è una gioia immensa». Nessun rimpianto allora, nessun ripensamento? «Stamattina ho incontrato una mia vicina di casa che ha avuto due figlie. Vent'anni la prima e sedici la seconda e mi ha detto: se tornassi indietro non lo farei più. Io invece no. Io rifarei esattamente quello che ho fatto».