Mamma e bimba di tre anni sequestrate in Venezuela

Emanuela Fontana

da Roma

Giorgina Frigo Di Cataldo è stata rapita con la figlia di 3 anni a El Tigrito, «all’incrocio tra le vie Roma e Royal de San José de Guanpia, mentre viaggiava a bordo di una jeep verde militare Toyota Burbuia dopo essere stata intercettata da un auto di colore dorato». Così riportano le scarne cronache locali, abituate a sequestri di persona, soprattutto a danno di stranieri che abitano in Venezuela nelle zone più lontane dalla capitale Caracas. Ma per l’Italia si tratta della seconda connazionale scomparsa in poco più di 14 giorni nella Nazione sudamericana, la nona di un lungo elenco di persone che sono tuttora in mano ai sequestratori anche se i rapimenti in Venezuela fanno «meno notizia» di quelli in Medio Oriente.
Giorgina Frigo, 35 anni, è sposata con un imprenditore che lavora nel campo petrolifero. Secondo quando si apprende in Venezuela, si stava recando a casa della madre con la bambina, a El Tigrito, nello Stato di Anzoategui, a sud-est di Caracas, non lontano da Ciudad Bolivar, quando è stata rapita, intorno alle dieci di sera di martedì. La stampa venezuelana scrive che Giorgina Frigo è proprietaria di due imprese di trasporto.
I rapimenti in Venezuela possono essere messi in atto da bande di criminali comuni, ma molto più temibili e organizzate sono le squadre «esportate» dalla Colombia e che sono legate alle Farc, le forze armate rivoluzionarie colombiane, le stesse che hanno rapito l’ex candidata alle presidenziali Ingrid Betancourt. Ma si seguono tutte le piste, perché non sono infrequenti anche i rapimenti-lampo, che si risolvono nel giro di pochissimi giorni.
A El Tigrito si sono perse le tracce anche della jeep su cui viaggiava la donna, come ha riferito il commissario Antonio Diaz Quijadda, capo del corpo di investigazioni scientifiche, penali e criminali di El Tigre. La polizia venezuelana ha avviato immediatamente le ricerche, ha spiegato il commissario ai giornalisti. Indagini a cui si affiancherà un investigatore esperto in sequestri inviato dal ministero degli Interni. Il ministro Gianfranco Fini, hanno fatto sapere dalla Farnesina, sta seguendo «con la massima attenzione» la vicenda di Giorgina Frigo, «così come ha sempre seguito i vari casi di sequestri di connazionali negli ultimi tempi in altri Paesi».
Nel Paese di Hugo Chavez il ministero degli Esteri aveva una squadra antisequestri. «Ha terminato tempo fa la sua missione - spiega l’ambasciatore a Caracas, Gerardo Carante -. Ora riprenderemo il lavoro in questo ambito». Per molti mesi del 2004 hanno lavorato in Venezuela il vicequestore Filippo Bonfiglio e il tenente colonnello dei carabinieri Franco Fantozzi, che hanno collaborato a un progetto di legge sui sequestri mai approvato. Il funzionario di polizia incaricato di indagare sui rapimenti in Venezuela è ora Emanuele Trofè. Dovrà riprendere in mano un lavoro interrotto e mettersi a caccia dei nove rapiti, di chi li tiene in prigionia e di altri connazionali possibili obbiettivi.
Sul sito dell’ambasciata italiana a Caracas si può già trovare un vademecum scritto proprio dai due ex responsabili italiani in Venezuela sulle precauzioni da prendere per evitare di essere rapiti in un Paese ad alto livello di criminalità. Si chiede di adattare «il proprio stile di vita», si raccomanda «la massima prudenza nell’ostentazione di autovetture nuove di grossa cilindrata». Il target sono quelle famiglie restie «a denunciare alla polizia» danni di cui si è vittime e «che si pensa possano pagare un riscatto in quantità considerevole ed in breve tempo».