Mamma e bimbo stanno meglio ma lei non potrà più avere figli

MessinaLaura Salpietro, la mamma, sta un po’ meglio, però non ha più l’utero. Non potrà più mettere al mondo dei figli, e molto presto con il morale a pezzi e forse senza che mai qualcuno pagherà per le proprie colpe, lascerà il reparto di ostetricia e ginecologia del policlinico di Messina, dove, mentre partoriva il suo primo bimbo, ha rischiato di morire perché due medici che dovevano assisterla si sono picchiati per le loro gelosie professionali. E per l’imprimatur sulla decisione di eseguire il parto cesareo, una pratica cui troppo spesso purtroppo i medici fanno ricorso non solo per motivi di sicurezza ma anche per questioni di interesse economico.
Antonio, il neonato arrivato al mondo con ritardo per i litigi dei due dottori, è ancora in coma indotto, farmacologico. Per conoscere esattamente se quel lasso di tempo, che ha trasformato la sala parto in un ring, ha creato danni cerebrali irreparabili, bisognerà ancora aspettare. Sarà il tempo a dire se l’ultimo caso di malasanità, un episodio deprecabile come il disaccordo in una corsia tra due medici con troppi interessi personali lontani dall’ospedale, è stato irreparabile. Non si da pace il marito di Laura, papà di Antonio, il detective ligure di nascita Matteo Molonia. Mette il dito sulla piaga di una sanità «malata» soprattutto al Sud. «Probabilmente al nord - dice - un episodio del genere non sarebbe accaduto. Le divergenze possono accadere a tutti ma non in momenti particolari. Le condizioni di questa struttura sanitaria sono poco salubri. C’è molto buio e poca chiarezza in questa struttura».
Ieri, malgrado il giorno di festa, lavoro straordinario per i carabinieri. Due reparti dei militari dell’Arma sono scesi in campo per fare luce sulla vicenda. Di buon mattino sono entrati in azione i Nas, il nucleo antisofisticazioni dei carabinieri per indagini più specifiche: sono entrati nella sala parto, hanno prelevato e sequestrato dei campioni di gel utilizzato per la stimolazione durante il parto. Vogliono capire se c’è stata anche negligenza nell’affrontare l’operazione non solo da parte dei due medici che si sono presi a pugni.
Hanno, invece, continuato l’indagine tradizionale i militari della compagnia di Gazzi che hanno sequestrato tutti gli atti che riguardano il caso di Laura Salpietro, la cartella clinica, il foglio delle presenze dei personale medico e paramedico durante il parto. Compiuti anche diversi interrogatori. è stato nuovamente sentito il primario del reparto ospedaliero, il professore Domenico Granese che nell’inchiesta risulta indagato assieme ai due ginecologi protagonista della zuffa, il ricercatore Vincenzo Benedetto e il dottore Antonio De Vivo. L’ipotesi di reato al momento è quella di lesioni, ma non è escluso che nel corso dell’inchiesta potrebbero essere contestati altri reati.