Mamma irachena contro il sindaco anti Nassirya

«L’esponente dei comunisti sbaglia: quei ragazzi sono martiri morti per il nostro Paese»

Carmine Spadafora

da Napoli

«Sono martiri quei ragazzi morti a Nassirya. Morti per noi iracheni. E, oggi, se in Irak comincia ad affiorare la democrazia, il merito è anche dei carabinieri e dei soldati italiani caduti il 12 novembre di due anni fa». Questo ringraziamento speciale è di Wegden Rikabi Abdel Razzak, 32 anni, madre di Hawra, 5 anni, rimasta ricoverata tre mesi nel Centro grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli. La bambina era rimasta vittima di un incidente il 21 agosto scorso, mentre stava giocando con i due fratellini di 7 e 9 anni nel cortile di casa, a Nassirya. Il più grande dei tre stava giocando con dei fiammiferi, vicino a una tanica piena di benzina: all’improvviso divamparono le fiamme, avvolgendo la piccola Hawra. La strada della salvezza per la bambina portò a Napoli: ieri è stata dimessa con la madre, che non l’ha mai lasciata un solo minuto, ed è partita per Pisa. Oggi un Falcon dell’esercito italiano la riporterà in patria. Hawra è guarita, anche se sul suo corpo sono ancora visibili i segni di quel terribile 21 agosto.
Prima di lasciare Napoli, Wegden Rikabi Abdel Razzak, attraverso un interprete, l’algerino Abbes Nouddenie, ha voluto ringraziare gli italiani: l’esercito, i carabinieri, i medici e gli infermieri dell’ospedale Cardarelli. Ma ha voluto anche lanciare un messaggio al sindaco comunista di Marano, nel Napoletano, Mauro Bertini, da quattro giorni sommerso dalle polemiche per aver deciso di annullare l’intitolazione di una strada «Via Martiri di Nassirya» per dedicarne una a Yasser Arafat. Bertini, a parte la solidarietà del suo Pdci, sta incassando le critiche durissime di tutti gli schieramenti politici, ma soprattutto dei familiari dei ragazzi morti quel tragico 12 novembre 2003 a Nassirya.
Signora Wegden, il sindaco di Marano, Bertini, ha definito le vittime del 12 novembre 2003 «morti a pagamento»: cosa ne pensa?
«Non capisco e non condivido affatto l’iniziativa del sindaco di Marano di negare una strada ai 19 italiani morti a Nassirya. Lo sanno tutti in Irak che i carabinieri e i soldati italiani sono venuti nel nostro Paese per motivi umanitari, per portare la pace e la democrazia. Vogliamo bene e proviamo tanta riconoscenza per gli italiani. Anche i bambini sono riconoscenti a voi italiani: nelle strade familiarizzavano con la vostra forza di pace. Ripeto, la decisione di quel sindaco non la capisco proprio e tutto ciò non agevola i rapporti tra l’Italia e l’Irak».
Ha conosciuto qualcuno dei militari di stanza a Nassirya?
«No, ma li vedevo nelle nostre strade e ci sentivamo tranquilli. Il giorno dell’attentato è stata una tragedia anche per noi. Li ricordiamo con affetto e preghiamo per loro affinché Dio li accolga con grande misericordia, e per le loro famiglie, che abbiano la forza di sopportare questo grande dolore».
Che accoglienza ha trovato a Napoli?
«È stato commovente vivere con voi tre mesi: il momento più emozionante è stata la visita del vicepresidente del Consiglio, Fini. Non ci hanno mai abbandonato il sergente Mimmo, il capitano Grilletto, che ha fatto da tramite tra l’ospedale e l’esercito e il generale Li Pira».
Da Monreale, nel Palermitano, intanto, continuano a partire durissime critiche al sindaco Bertini. Marco Intravaia, 18 anni, figlio del maresciallo Mimmo, uno dei caduti di Nassirya, invoca «un intervento dello Stato in questa vicenda, con misure concrete». Per Marco, studente in Giurisprudenza, che sogna di diventare un magistrato, «il sindaco di Marano non ha capito che i martiri di Nassirya sono entrati a fare parte della storia», mentre «lui, con il gesto che ha compiuto, sarebbe il caso che si facesse da parte».