Mamma italiana sgomberata ma per i rom si chiude un occhio

Giovanna racconta delle zecche sulle scale e Giuditta della fastidiosa convivenza con gli scarafaggi. Giovanni mostra una soletta mezza crollata e mezza che potrebbe crollare. L’ascensore non funziona, naturalmente. Ma quelle case, i rom, le occupano lo stesso. E nessuno li caccia, dice Isadora. Già, loro, i rom, hanno figli e, dunque, non si possono sfrattare.
Accade a Quarto Oggiaro, dove i nomadi del campo di Baranzate danno l’assalto alle case popolari di via Lopez e dintorni. Qualcuno, in verità, colto in flagrante viene sbattuto fuori e l’appartamento sigillato. Alloggio che, tra l’altro, è sempre al piano terreno e dovrebbe essere sempre assegnato a persone invalide o anziane over 70. Ma per quanto resisterà quel muro innalzato dai muratori dell’Aler? Domandina di inquilini che non sanno più a che santo votarsi per «fronteggiare una situazione divenuta insostenibile».
In quella terra di frontiera che è Quarto Oggiaro i rom resistono tra le quattro mura, «grazie alle nidiate di figli che spuntano come funghi», dove sconvolgono la vita di inquilini già usurati dal passato e dal presente. Quattro famiglie su una scala di ventisette inquilini, media di una miscela di degrado e di paura. Ma a Rozzano c’è un’altra storia di occupazione abusiva, che non si conclude con l’abusivo lasciato nell’alloggio ma in mezzo alla strada con un paio di valigie, quattro scatoloni di cartone e due marmocchi di due e tre anni.
Abbandonata dal marito, Silvana, occupa una casa Aler, una di quelle che più popolari non si può. Sborsa cinquecento e passa euro a una coppia di marocchini che al due di via Primule sfondano la porta. Ai due bambini ridà un tetto, «certo so che non è cosa buona e giusta ma che dovevo fare?». Cinque ore dopo, Silvana, è di nuovo in mezzo a una strada: buttata fuori con un consiglio del Comune di Rozzano, quello di presentare al più presto una domanda per avere una casa. Dove dorme, adesso? In un letto che divide in tre, in casa di un’amica che si è stretta per non vedere Silvana e i suoi figli nel passeggino sotto un ponte.
Due storie, una di rom e una di disperazione tutt’italiana, che però non hanno lo stesso finale. Eppure, in entrambe le storie ci sono di mezzo bambini. «Perché loro, i rom, stanno dentro e io sto in mezzo alla strada?» è l’interrogativo di Silvana che resta senza risposta.