La mamma di Matilda non rischia più l’ergastolo

Nadia Muratore

da Vercelli

Resta in carcere Elena Romani, l'hostess di Legnano accusata dalla procura di Vercelli di aver ucciso la figlia Matilda di 22 mesi, sferrandogli un calcio alla schiena. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Torino che contestualmente ha derubricato il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, non ravvisando quindi nella madre l'intenzione di uccidere. Un punto di vantaggio per l'indagata che, nelle peggiori delle ipotesi, nel caso in cui fosse considerata colpevole, eviterebbe l'ergastolo in sede penale. Secondo i giudici, quindi, Elena avrebbe scagliato un calcio alla bimba ma non aveva intenzione di ucciderla. Ad avvalorare questa tesi anche l'intercettazione, ripulita da ogni rumore di sottofondo e resa nota integralmente il giorno dell'udienza. «Matilda, - direbbe la mamma secondo i periti che hanno analizzato l'ambientale - non posso pagare per una cosa che non volevo fare. Non posso credere di aver dato un calcio alla mia bambina, ho perso la calma, è colpa di Antonio». Uno sfogo della donna che per l'accusa, di fatto, rappresenta una confessione. Confessione che Elena Romani non ha mai fatto, anzi, fin dal primo momento si è sempre detta innocente, affermando con forza: «Maty era tutta la mia vita, il mio Girasole, non avrei mai potuto farle del male». Proprio sulle intercettazioni il procuratore di Vercelli Gian Giacomo Sandrelli e la difesa chiederanno un incidente probatorio. Nel primo pomeriggio di ieri la donna ha ricevuto nella casa circondariale di Vercelli la visita dei suoi due legali e abbracciandoli, tra le lacrime avrebbe detto: «Sono contenta, come può esserlo un'innocente in carcere. Dobbiamo però andare fino in fondo, io non ho mai toccato mia figlia e dobbiamo dimostralo». Tesa ma combattiva come sempre la giovane hostess che, secondo i legali è «serena con un grande equilibrio interiore».