"Mamma mia!", in Grecia la Streep canta gli Abba ai suoi tre amori di gioventù

Prima di sposarsi, la figlia di un’ex hippy vuol sapere quale dei vecchi fidanzati della madre è suo padre

Skiathos - L’isola di Skiathos, un piccolo gioiello incastonato nel mare Egeo (è lunga 12 chilometri e larga 6) viene definita «la più mondana» dell’arcipelago delle Sporadi settentrionali. Sarà. Ma il fascino di questa, così come di tante isole greche, non sta certo nei negozi coi souvenir o nei pub costruiti su misura per rassicurare i molti (troppi) turisti inglesi che vi accorrono. Sta nelle spiagge incredibili e nella storia (Serse passò di qui, l’isola non si piegò alla sua richiesta mafiosa di «acqua e terra» e furono dolori per tutti). Comunque, è qui, e nell’adiacente Skopelos, che la produzione di Mamma Mia! - il musical (Universal) diretto da Phyllida Lloyd, ex successo teatrale a Broadway, in arrivo nelle sale italiane il 3 ottobre - ha portato cast e troupe, per raccontare la sua storia. Alla faccia della mondanità, una botta di vita che gli isolani si ricorderanno per un pezzo: non tutti i giorni Meryl Streep e Pierce Brosnan si fanno vedere nella terra di Demostene e di Omero. Ed ecco perché - in anteprima mondiale assoluta, prima ancora che negli States - la piccola isola di Skiathos s’è tolta lo sfizio, quest’estate, di ospitare la proiezione di Mamma Mia!, nel minuscolo (e unico) cinema, rigorosamente all’aperto (tanto, laggiù non piove mai): l’Attikon di via Papadiamanti. Il corso principale, naturalmente. Uno schermo, per spiegare l’assurdo, ben visibile (senza pagare il biglietto) da una collina adiacente in pieno centro città: basta affacciarsi sul sagrato della chiesetta di San Nicola e il gioco è fatto. Greci fuori, portoghesi dentro.

Tutto questo per dire che forse una delle ragioni del successo di questo musical (in Usa nel primo weekend ha incassato quasi 27 milioni di dollari in nemmeno 3.000 sale: il record di miglior apertura di tutti i tempi per un musical) è proprio questo: il senso di libertà e di sana anarchia che regala il greek way of life. La musica melodica e spensierata degli Abba, una storia d’amore e nostalgia, il mare e gli scorci di una Grecia da cartolina: a dirla così, il cocktail di Mamma Mia! sembra di quelli al forte sapore kitsch. Sarà anche vero, ma vai a capire com’è, quel dannatissimo pop senza sensi di colpa, e astuto nello scalare armonie, non lascia scampo: ci si trova dentro, il piede comincia a battere il tempo e poi, se al centro della storia c’è una sorprendente Meryl Streep, si finisce per alzare le mani e arrendersi.
La storia - inframmezzata da numeri di danza e da dialoghi cantati sulle note di hit degli svedesi Abba, come Souper Truper, Dancing Queen, The Winner Takes It All, S.O.S. e la Mamma Mia! del titolo - è elementare e nitida come una giornata di sole in terra greca: una ex hippy americana di nome Donna (Meryl Streep), ferita sentimentalmente, abbandona le comodità d’Occidente e si rifugia su una bella e spartana, nonché imprecisata, isola greca: qui partorisce una figlia, Sophie (Amanda Seyfried) che, diventata ventenne, decide di sposarsi con un ragazzo del posto. Non prima, però, di aver scoperto chi - dei tre bellimbusti con cui la madre si è, per così dire, intrattenuta prima di partire per la Grecia (Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgard) - sia suo padre. Perché uno dei tre, come la ragazza ha spiato dal diario della madre, è proprio il padre. Attirati con l’inganno i tre uomini sull’isola, prende il via un gioco di nostalgie, ripicche sentimentali, disvelamenti ed equivoci sopra i quali troneggia una Meryl Streep (abilissima cantante, ma questo lo si sapeva già da Radio America di Robert Altman, ndr) che è il vero asso nella manica del film. Tanto che i tre protagonisti maschili, seppur ce la mettano tutta, finiscono per apparire nanerottoli al cospetto della Streep/Gulliver. «Ognuno di noi - come ha ammesso Brosnan - sulle prime ha rifiutato il coinvolgimento in un musical. Quando però ci hanno detto che si sarebbe lavorato con Meryl Streep, ogni esitazione è morta sul nascere». Ironia della sorte, proprio Brosnan è tra le note dolenti del film: per le scarsi doti canore e per quell’aria da James Bond che, in un musical, ti frega.