Di mamma non ce n’è più una sola

C'è chi tiene un diario, chi vende coupon omaggio, chi suggerisce siti utili. C'è chi conosce bene la tecnologia e chi ne mastica solo i rudimenti. C'è chi è connessa a tutte le ore, chi solo la sera, prima di dormire. Tutte hanno in comune una cosa: sono mamme nella Rete, e ci stanno benissimo. Il fenomeno è molto più esteso di quanto non si pensi e, come vedremo, anche economicamente interessante. Se è vero che in Italia i social network sono sempre più femminili e on line sono registrate oltre due milioni di mamme (il 50% presente su Facebook, il 28% è blogger, secondo dati Nielsen risalenti a maggio), per capire meglio perché donne già impegnate tra figli, lavoro e casa si aggirino così tanto nella Rete dobbiamo andare a curiosare Oltreoceano.
Arriva direttamente dall'America la carica delle Alpha mom, le mamme alfa. Il nome è stato coniato dagli studiosi di marketing e questo la dice lunga sull'importanza di questa categoria di mamme: sono donne mediamente benestanti, istruite, carismatiche e soprattutto informatizzate. In America la madre è da sempre una figura sociale rilevante, ma da qualche tempo a questa parte fare la casalinga così come la lavorare a tempo pieno è un'attività fuori moda. Complice la crisi, ma anche il desiderio di non delegare completamente la cura della famiglia ad altri, le madri americane si sono trasformate sempre più in «mamme ibride»: lavoratrici flessibili, spesso con il telelavoro. A volte hanno fatto scelte coraggiose: abbandonata la professione durante la maternità, si sono «ricostruite» una carriera trovando proprio nella Rete nuove opportunità. Con spirito pratico, si sono trasformate in capaci blogger e, fiutando le potenzialità del web, hanno lasciato perdere simpatici (ma francamente banali) diari on line su gioie e dolori della maternità per virare su lidi economicamente più appetibili. Hanno cominciato a creare siti per mamme dove si testano prodotti per la famiglia (abbigliamento, alimentazione, cosmetica), siti per professioniste intenzionate a trovare un lavoro che si concili con la vita privata, siti dove insegnare trucchi tecnologici alle donne meno portate: per capire quanto è sfaccettato il fenomeno, basti sapere che la Nielsen ha creato una classificazione in sei categorie per le mamme blogger, dalle queen bees, le api regine che parlano di cucina e cura della casa, alle savvy spenders, che dispensano coupon e promozioni alle utenti. Ovviamente non tutte le Alpha moms hanno abbandonato la professione per una carriera nella Rete, ma tutte, in virtù della loro familiarità col web, sono clienti ambite e coccolate dalle aziende americane. Conquistare una Alpha mon equivale a conquistare la sua rete di influenza, di conoscenti e amiche reali e virtuali che si fidano dei suoi giudizi. Non è certo un caso se una giovane mamma dell'Arizona ha da poco scritto un fortunato e-book (il titolo parla da sé: «Bloggertunity») per spiegare come costruire blog frequentati, e dunque redditizi anche in termini di pubblicità.
E da noi? Qualcosa si muove. Da un paio d'anni sono aumentate le mamme blogger, alcune di queste si incontrano anche fisicamente (in raduni chiamati «Mom Camp», il prossimo è a Torino, il 21 novembre), c'è chi, come Paola Dubini, vicedirettore del Centro Ask Art, Science and Knowledge dell'università Bocconi, ha condotto uno studio scientifico sull'argomento («Il blogging e autoimpegno: una strada percorribile per le mamme?») e chi, come la giornalista Claudia De Lillo, ha tradotto il suo blog Nonsolomamma in un vendutissimo libro edito da Tea.
Forse in Italia non siamo ancora pronte per Alpha mom tecnologicamente super-efficienti ed economicamente scaltre (o coraggiose?) per trasformare la maternità e i suoi annessi e connessi in una forma di reddito, ma nella Rete le I mom (intelligenti, istruite, innovative e italiane) non mancano.