Mamma Rosa ai figli: continuo a proteggervi e a pregare per voi

Berlusconi con i fratelli Paolo e Maria Antonietta al capezzale della madre malata: «È serena, pensa più a noi che a se stessa»

da Milano

«Dopo il giorno c’è la notte e io ho avuto una lunga giornata: e, quindi, siate sereni». Parole che la signora Rosella ripete ai figli. «Anche lei pensa che deve finire così, che è una cosa naturale» dice Silvio Berlusconi, che pure ieri ha passato un intero pomeriggio al capezzale della madre. «Non fa altro che pensare a noi più che a se stessa» continua il Cavaliere e «quindi anche noi siamo sereni». Aggettivo che si respira al sesto piano di quello stabile di zona Bande Nere-Lorenteggio, periferia ovest di Milano, dove mamma Rosa si sta spegnendo.
È lucida, mamma Rosa, a dispetto delle condizioni di salute, «ogni tanto recupera lucidità e di dice cose bellissime» racconta il figlio Paolo: «Ci ripete di non preoccuparci, che continuerà a proteggerci e a pregare per noi». Squilla un fax. «È una preghiera che mamma voleva». Un foglio con un’invocazione alla Madonna. Una preghiera da un’amica della signora Rosella che appena dieci giorni fa «recitava quattro rosari» e che «si sta spegnendo per andare là, insieme a papà» confida Paolo commosso.
Parole di chi avverte il passaggio del tempo e sente portarsi via un pezzo di vita: «È una grande donna, la mia mamma. Ci dice che questa è la vita, che lei è arrivata alla fine e che è stata ampiamente ripagata dalle difficoltà...». Un singhiozzo e il pensiero corre alla vita spesa con gioia, semplicità e gentilezza anche negli anni difficili che l’hanno vista attraversare due guerre mondiali. «Lei rassicura noi, ci regala ancora speranze», lo sguardo si posa su quella Madonna di Alceo Dossena che fa bella mostra all’ingresso e regalatole da Silvio. Lui, il Cavaliere, identifica così i personaggi di quel bassorilievo marmoreo scolpito nel 1936: «Il bambinello che porge una rosellina sono io, mentre tu sei la Madonna». Impeto ermeneutico annotato da una nipote, che senza forse non vorrebbe ritornare a casa sua: lì, c’è la nonna che «si sta spegnendo».
Tutti lì, attorno a questa donna piccola e forte che ha compiuto 97 anni. C’è anche la fedele dama di compagnia Giuliana senza un’ombra di trucco, tesa in volto, che ha seguito mamma Rosa passo passo negli ultimi anni. Tutti si danno il cambio, per non lasciarla sola. E a tutti sembra che lei ascolti più con lo sguardo che con le orecchie, che non perda nemmeno una parola della dolcezza amara di queste ore. «Ogni ora in più con noi, ci dà forza» dice sottovoce la nipote Alessia, mentre fuori dallo stabile telecamere e cronisti attendono Silvio Berlusconi.
Fuori c’è la cronaca politica e giudiziaria, il futuro del Paese e la cacciata del governo Prodi. Ma anche i giornalisti arretrano di un passo, quasi timidamente, come i cittadini che si fermano con il naso all’insù verso il sesto piano di un anonimo stabile nella periferia di Milano. E la gente comune chiede di lei, della signora Rosella («così preferisce essere chiamata» butta là un inquilino), che ogni sabato sera era in prima fila alla santa messa celebrata da don Mariano. «Come sta?», «Si riprende, vero?»: interrogativi di chi vive nel quartiere e spesso l’incontrava per strada, «magra, piccola di statura, elegantissima e il volto sempre illuminato da un filo di perle».
Memoria per i taccuini dei cronisti che vivono la gravità della situazione, da quando le condizioni di salute della signora Rosa Bossi Berlusconi sono peggiorate, dopo la broncopolmonite d’inizio estate da cui si era ripresa «bene, anzi direi in modo sorprendete» spiega una fonte medica.
Allora, mamma Rosa, per la prima volta dopo anni aveva dovuto rinunciare alle vacanze in Sardegna e il figlio Silvio aveva fatto frequenti spole tra la costa Smeralda e Milano, «non ha voglia di mangiare, devo convincerla ogni volta». A ottobre, poi, la ripresa al punto di partecipare a una manifestazione di Forza Italia: prima firmataria di una petizione anti-Prodi. Che dire? Alla signora Rosella, donna con lo spirito di ferro, la vita le ha regalato ancora un Natale. Poi, la crisi di quel giovedì 18 gennaio e quella certezza medica che «non ci sono particolari terapie che si possono mettere in atto oltre quelle di sostegno».
Già, «si sta spegnendo, serenamente». Serenamente alla fine, «non preoccupatevi, sono sicura che andrò in Paradiso a pregare per voi».