Mamma Rosa si aggrava Berlusconi corre a Milano

Il leader di Forza Italia lascia in fretta Roma per stare accanto alla madre. Il fratello Paolo: «In Paradiso pregherà per noi»

da Milano

L’«esploratore» Franco Marini può attendere. Anche il sondaggio del settimanale l’Espresso, che dà il centrodestra al 58 per cento. E pure il falso in bilancio che perde due a zero in tribunale. Nella giornata clou della vita politica nazionale, Silvio Berlusconi si chiude al sesto piano di via San Gimignano, dove mamma Rosa si sta spegnendo. Un nuovo peggioramento delle condizioni materne nella notte e il Cavaliere lascia Roma in fretta e furia.
Le vicende quotidiane diventano già lontane, quando il presidente abbandona la residenza romana di Palazzo Grazioli. Sono le dieci e trenta. Due ore dopo è al capezzale della madre. Nessuna parola con i cronisti che, da giorni, presidiano timidamente l’anonimo stabile nella periferia milanese. Arretrano i giornalisti anche quando arriva il fratello Paolo e un passo indietro fa anche la gente comune, i cittadini che si fermano con il naso all’insù verso il sesto piano.
La situazione è molto grave, si confida: la signora Rosella che ha appena compiuto 97 anni è «arrivata alla fine della vita terrena». Fonti mediche si limitano a ricordare che nei giorni scorsi c’era stato un sollievo, una leggera ripresa: via quelle flebo, via quegli aghi che la tormentavano dal 18 gennaio, da quando la signora Bossi Berlusconi aveva avuto una crisi. Tredici giorni vissuti senza attuare particolari terapie «tranne che quelle di sostegno» e, soprattutto, con «momenti di lucidità» e sempre con la presenza di figli e nipoti, dandosi il cambio per non lasciarla sola. Giornate trascorse, tra alti e bassi, e sempre - racconta Paolo - «dimostrandoci di essere una donna piena di risorse interne e di belle parole per tutti quelli che le stanno vicini». «Belle parole» raccolte pure da Silvio, «è lei che dà sostegno a noi, e questo dimostra quale persona sia» diceva qualche giorno fa il leader azzurro.
Virgolettati dal tono commosso di chi si «è «preparato a quello che prima o poi deve succedere» sapendo che «ci lascia per andare là, in Paradiso, insieme a papà». Memorie per i taccuini dei giornalisti, come quell’ammonizione «più valida di ogni discorso» del novantenne don Marco Melzi che lunedì scorso ha visitato la signora Rosella: «Mamma Rosa, ’ndemm a cà, la “cà” del padre, il Paradiso desiderio vero e autentico di raggiungere l’origine, senza prolungare discorsi o parole di convenienza». Ritornare a casa, uscire da quel sesto piano dove, con il passare delle ore, le tapparelle vengono semi-abbassate e dove le cronache della politica e della giustizia restano fuori dalla porta. Anche quando trenta minuti dopo le quattro, Silvio Berlusconi lascia l’abitazione. Lampeggiante spento, tendine alzate e l’Audi8 del Cavaliere si rimette nel traffico caotico, direzione Monumentale.
Nel cimitero che ospita le memorie ambrosiane - nel piccolo Famedio è ospitato il commendator Luigi Berlusconi - Silvio e Paolo passano qualche decina di minuti. Triste e pesante incombenza per i familiari che avvertono il respiro del tempo che si ferma e che, secondo fonti, starebbero ipotizzando «funerali in forma strettamente privata». Al termine, il Cavaliere ritorna nella residenza di Arcore. Qualche ora di riposo e poi, alle venti, Silvio, ritorna ancora al capezzale della madre - con lui Marina e gli altri nipoti - in una notte che s’annuncia troppo lunga ma con una certezza, dice il fratello Paolo, «in Paradiso pregherà per noi».