Mamma Rosa, spirito libero e sovrano che ancora regala i talenti del Vangelo

Padre Marco da mamma Rosa per un'Ave Maria: "Nessun discorso, solo preghiere". Il figlio Paolo: "E' serena. Ed ha sempre belle parole per tutti"

Milano - Via quelle flebo. Via quegli aghi che la tormentano. Oggi, un goccio di latte e caffè servito con un biscotto. E anche in casa Bossi Berlusconi c’è «bel tempo». È una «buona giornata per mamma Rosa» dice il figlio Paolo. Già, non si può che essere «lieti di questa giornata, c’è bel tempo fuori ma anche dentro».

Al sesto piano, «dentro», in quell’appartamento arredato sobriamente ma pieno di ricordi, si è «preparati a quello che prima o poi deve succedere» ma «oggi, i valori sono buoni». Si può tornare a sorridere, a regalarsi ancora una speranza e allontanare un pochino quel senso di vuoto dell’abbandono. «Sì, siamo tutti pronti ma siamo anche tutti più sereni» confida l’editore di questo giornale: «La cosa importante è che mamma non soffra. Ancora ci dimostra di essere una donna piena di risorse interne e di belle parole per tutti quelli che le stanno vicino».

Quelle «belle parole» che la novantasettenne signora Rosella - «con lucidità e serenità impressionanti» - ripete al novantenne don Marco Melzi, che l’ha conosciuta «nella confidenza della Santa Confessione». Parole di mamma Rosa che risuonano nelle liriche di Rosamunde Pilcher a lei assai gradite, «la morte non è niente. Non conta. Io me ne sono solo andata nella stanza accanto. Non è successo nulla. Tutto resta com’era...». Non spuntano lacrime a don Marco. Anzi, «certo è una mamma ricchissima di valori personali, i famosi talenti del Vangelo che Dio le ha profusi e che lei ha trafficato facendone parte a tanti. E non ha perso con l’età nemmeno l’entusiasmo giovanile che è pur segno di spirito libero e sovrano».

C’è commozione in quella stanza al sesto piano di via San Gimignano, dove mamma Rosa e don Marco intonano un’Ave Maria, «dall’inizio alla fine, sorprendentemente» chiosa Paolo. No, non è un miracolo: «È una semplice realtà. Una piccola donna giunta al termine del suo percorso terreno e un prete classe 1918, uniti nella preghiera e nel loro bel dialetto». La parlata dei milanesi doc, «come quella volta, ad un ricevimento, dove le cose andavano per il lungo e mamma Rosa mormorò, “’ndemm a cà”. “Andiamo a casa”», ricorda don Marco.

Ritornare a casa, «desiderio vero e autentico di stare degnamente al proprio posto, di raggiungere all’origine dei nostri giorni, senza prolungare discorsi o parole di convenienza. La “cà” del padre, il paradiso» spiega il sacerdote della Famiglia Beato Angelico. Virgolettato che, aggiunge l’anziano prelato, «è ammonizione più valida di ogni discorso, più seria di ogni proposta e più sincera di ogni cristiano augurio: ’ndemma a cà, cara mamma Rosa».

Emozioni del cuore, sentimenti veri e profondi che, oggi, rendono la giornata più bella anche «dentro» e non solo fuori. Una giornata in più, «lieti e sereni, con questa piccola donna che ci dà forza» dicono i nipoti. Tutti uniti attorno a lei che «serenamente si sta spegnendo». Ma, tranquilli, «sono sicura che andrà in Paradiso a pregare per voi».