Mamma soffoca il figlio e si impicca

NESSUN SOSPETTO Tra i due coniugi non esistevano dissapori di alcun tipo

Venezia«Almeno mi avesse lasciato il bambino». La follia e il dolore si mescolano alla pioggia che batte impietosa sulla villetta a schiera di Walter Zago. «Almeno mi avesse lasciato il bambino», ripete. Un parente cerca di tener lontani giornalisti e curiosi. «Povero Walter, adesso non gli resta niente». La moglie, Tiziana Bragato, 47 anni, ha soffocato il figlioletto Gabriele, che avrebbe compiuto 7 anni a ottobre, e poi si è impiccata alla spalliera ginnica della camera da letto.
La nuvola della depressione stavolta si è trasformata in tempesta a Ceggia, nell’entroterra veneziano. La tragedia è avvenuta ieri mattina, mentre Zago, 51 anni, operaio, era al lavoro nell’azienda della vicina Cessalto. In casa c’era la signora Tiziana con Gabriele. Pare che la donna soffrisse di una leggera forma di depressione, ma evidentemente niente lasciava presagire che potesse sfociare in un dramma del genere. Capita sempre di dire così, che sì, c’è qualche segnale di scompenso, di disagio, ma che una mamma arrivi ad ammazzare il proprio bambino non ci pensa nessuno, meno che mai il marito e padre. Basta ricordare quel che è successo a Padova tre mesi fa, con Monica Cabrele, vittima di una depressione post partum, che ha ucciso a coltellate il figlio di 3 anni mentre l’ultima figlia di 3 mesi dormiva nell’altra cameretta. Nessuno poteva immaginarlo.
Neanche Walter Zago, mentre ieri tornava a casa per il pranzo, avrebbe lontanamente pensato di trovare quel che ha trovato. Il primo presentimento l’ha avuto quando ha trovato la porta chiusa con la chiave inserita dall’interno. Ha suonato al campanello di quella bella casa costruita con tanti sacrifici. Nessuno ha risposto. Ha suonato di nuovo. Ancora silenzio. Ma non si è perso d’animo. È corso sul retro dell’abitazione, ha cercato di chiamare, niente ancora. Ha sfondato una portafinestra, ma in sala e in cucina non c’era nessuno. È salito in camera, lì la porta era chiusa. Ha forzato anche quella e la sua vita è andata in mille pezzi. La moglie, Tiziana, era appesa alla spalliera, impiccata, il figlio, Gabriele, era disteso sul letto.
«L’ho sentito ancora caldo - ha raccontato il padre in una drammatica testimonianza raccolta da Antenna 3 Nordest - e ho tentato in tutti modi di rianimarlo. Poi ho chiamato un vicino, volevo che mi aiutasse, ha provato anche lui, ma non c’è stato nulla da fare, Gabriele era morto».
Inutile cercare di spiegare, inutile cercare di capire. «Sono andato via come tutte le mattine - ha raccontato in lacrime Zago - senza alcuna preoccupazione. La sera prima avevo giocato a pallone con Gabriele, era felice, avevamo parlato dell’Inter, la sua passione».
La luce si è spenta nella testa di Tiziana, la donna che aveva sposato 11 anni fa. Volevano tanto un figlio e Gabriele era arrivato dopo diversi tentativi, dopo diversi anni. Un figlio voluto a tutti i costi e amato in proporzione. Faceva la prima elementare e la sua grande passione era il calcio.
La mamma non ha lasciato lettere, nessuna spiegazione. Il pm di Venezia, Barbara De Munari, e i carabinieri della compagnia di San Donà di Piave stanno cercando di ricostruire i dettagli di quel che è successo. Sul corpicino non ci sono tracce di ferite e l’ipotesi più probabile è, appunto, che sia stato soffocato dalla madre, magari con i cuscini trovati in fondo al letto.
Pare non ci fossero dissapori di alcun tipo tra marito e moglie, anche se Zago ha dichiarato di aver notato nella moglie un vago malessere, a cui non sapeva dare spiegazione. Non risulta che fosse in cura da qualche specialista. Un male che non è stato preso in tempo e che si è portato via la vita di una donna e di un bambino. E anche la vita di quell’uomo bagnato dalle lacrime e dalla pioggia, davanti alla villetta di Ceggia, non sarà più la stessa.