Mamme e maestre: «Pagelle uguali per tutti»

(...) Dall’anno scorso questo non è più possibile e così si ripropone il dilemma: «Come valutare il micro percorso appena effettuato di questi bimbi?» I collegi docenti si spaccano, come il pensiero di molte scuole primarie. C'è chi è intenzionato a dare un voto compreso in una fascia da sei a nove, chi contempla anche il dieci, chi vuole e chi non vuole il cinque in pagella. Ma la vera novità è quella che arriva dall'Anna Frank, di piazzale Valery a Marassi, che propongono il voto pedagogico, cioè uno uguale per tutti, che sia il sei, il sette o l'otto.
«Mio figlio frequenta la prima elementare. È un bambino sveglio e creativo. Ma non sa leggere né scrivere. Ancora. Sta imparando - dice una mamma - Fra breve riceverà la sua prima pagella. Cosa mi aspetto dalla pagella di mia figlio? Dalla sua primissima pagella?».
«Mi aspetto che vi sia documentato il suo impegno - spiega - la sua volontà, la sua capacità di relazionarsi con i compagni, l'atteggiamento nei confronti delle insegnanti e delle regole imposte dal sistema della scuola». Ma ancora. «Mi aspetto di trovare informazioni sulla sua disposizione verso lo studio, il gioco, l'elaborazione di concetti anche profondi, l'apertura verso realtà umane diverse, a volte difficili». Ma non solo questo. «Mi aspetto di scoprire qualcosa di più sulle persone che si sono fatte carico dell'educazione scolastica di mio figlio - continua - mi piacerebbe apprendere che ne hanno compreso la sensibilità, la timidezza, l'insicurezza che, a volte, lo rende scostante, piuttosto che la simpatia e l'intelligenza». La speranza è che tutto questo e anche di più debba essere rappresentato in una pagella. Un momento di valutazione reciproco, in cui ci si confronta attraverso una relazione documentata sull'esperienza appena trascorsa e si crea un progetto di apprendimento riconosciuto e sottoscritto da entrambe le parti.
«Non basta un “voto” per descrivere tutto questo - dicono i genitori in un'assemblea di classe - Nessun numero può esaurientemente raccontare impegno e fatica, gioia e meraviglia di questi bambini che muovono i primi passi nel mondo della scuola».
Secondo le famiglie bisognerebbe limitarsi ad usare i numeri per fare i conti, non per «raccontare le persone», «con le persone i conti non tornano quasi mai e ancor meno con i bambini - commentano - la cui imprevedibilità sconvolge ogni equazione». Le insegnanti davanti a tutto ciò sono titubanti. «Di fronte a noi in questi giorni - dice Barbara Comparini, docente della scuola elementare Anna Frank, portavoce della proposta del voto pedagogico - abbiamo un impegno di grande responsabilità». «Valutare significa dare un giudizio di valore sulle persone e, oggi, una società sempre più competitiva incasella in un numero un giudizio che va aldilà delle competenze acquisite, ma investe la persona nel suo insieme». «Il mio atto politico - continua l'insegnante - è quello di fare il mio meglio per collaborare alla crescita delle persone».
Molte concordi, altre contrarie, in questi giorni gli scrutini sono davvero bollenti.