Le mamme firmano un «patto» per il lavoro

Investire nella famiglia conviene. Lo dicono gli economisti: laddove la partecipazione femminile al lavoro è maggiore, cresce il tasso di fertilità. Un paese che può contare (anche) su mamme che lavorano, vanta famiglie economicamente più stabili, maggiori servizi e una maggiore soddisfazione dei propri cittadini. In Italia le regioni a maggior natalità sono quelle del Nord (Lombardia ed Emilia Romagna in testa) dove maggiori sono il reddito familiare e l'occupazione femminile; tuttavia, sono ancora troppo poche le donne lavoratrici (47,2%) e, soprattutto, ci sono ancora troppe culle vuote nel Belpaese.
«C'è bisogno di un nuovo patto per le famiglie»: a dirlo, ieri a Palazzo Pirelli, davanti al presidente della Regione Roberto Formigoni e all'assessore regionale alla Famiglia Giulio Boscagli, è stata l'associazione milanese 1535. Il nome sta per i limiti d'età dei soci, tutti under 35, che hanno presentato alcune proposte per rendere concretamente possibile la conciliazione tra carriera e famiglia. Part-time, orari flessibili e miglioramento dei servizi per la prima infanzia quali l'aumento dei nidi, la creazione di un albo delle baby sitter condivise, un supporto alle neomamme con puericultrici a domicilio e pediatri di più semplice reperimento: sono solo alcune delle proposte avanzate dall'associazione.
Formigoni ha rilanciato: «Lavoro e famiglia sono i pilastri della società e il tema della conciliazione è fondamentale perché è qui che si gioca la competitività di un Paese che deve poter contare sull'impiego delle intelligenze femminili». La Regione conferma il Premio Famiglia&Lavoro, istituito due anni fa, da assegnare ad aziende che hanno sostenuto il rientro al lavoro dei neogenitori, promette un aumento dei nidi (attualmente 52mila quelli, tra pubblici e privati convenzionati, presenti in regione) e lancia «la sfida di introdurre il quoziente famigliare. «È un tema non troppo caro né alla sinistra né alla destra», chiosa Boscagli, 6 figli e un nipote all'attivo: a differenza di quanto avviene oggi dove la tassazione ha base individuale (a parità di reddito, penalizza le famiglie monoreddito e quelle con figli a carico), il quoziente famigliare comporta l'applicazione dell'imposta sul reddito all'insieme dei redditi dei membri della famiglia fiscale, composta dal contribuente, dal coniuge, dai figli minorenni e da eventuali disabili a carico.
Non solo la politica può remare a favore della famiglia: molto possono le aziende, come dimostrano alcuni felici esempi milanesi quali la Nestlè San Pellegrino, che ha investito nell'aumento di un management in rosa (con maggiore flessibilità sugli orari e possibilità di telelavoro) e anche piccole realtà come la Codevintec, azienda di una dozzina di persone ad alta specializzazione tecnologica che si è aggiudicata il premio Famiglia&Lavoro.