«Mamme, salvate i figli dalle strade sbagliate»

Il primo settembre la Chiesa celebra la «Giornata per la salvaguardia del creato»

Andrea Tornielli

da Roma

Un appello per la «la salvaguardia del creato» che oggi è esposto «a seri rischi» e un invito alle madri perché sull’esempio di santa Monica non si scoraggino di fronte ai figli ribelli. Sono i due temi affrontati ieri da Benedetto XVI nell’Angelus recitato a Castelgandolfo. Raztinger ha preso spunto dalle memorie liturgiche della giornata di ieri e di oggi per parlare di Monica e del suo figlio sant’Agostino. «Le loro testimonianze – ha detto – possono essere di grande conforto e aiuto per tante famiglie anche del nostro tempo». Monica, nata a Tagaste nell’attuale Tunisia da una famiglia cristiana, aveva vissuto «in modo esemplare la sua missione di sposa e di madre. Dopo la morte del marito Patrizio, avvenuta precocemente, si era dedicata «con coraggio alla cura dei tre figli, tra i quali Agostino che inizialmente la fece soffrire con il suo temperamento piuttosto ribelle». «Come dirà poi lo stesso Agostino – ha aggiunto Benedetto XVI – sua madre lo generò due volte; la seconda richiese un lungo travaglio spirituale, fatto di preghiera e di lacrime, ma coronato alla fine dalla gioia di vederlo non solo abbracciare la fede e ricevere il battesimo, ma anche dedicarsi interamente al servizio di Cristo». «Quante difficoltà anche oggi nei rapporti familiari – ha detto ancora il Papa – e quante mamme sono angustiate perché i figli s’avviano su strade sbagliate! Monica, donna saggia e solida nella fede, le invita a non scoraggiarsi, ma a perseverare nella missione di spose e di madri, mantenendo ferma la fiducia in Dio e aggrappandosi con perseveranza alla preghiera».
Benedetto XVI ha quindi tratteggiato la figura di Agostino: «Tutta la sua esistenza fu un’appassionata ricerca della verità. Alla fine, non senza un lungo tormento interiore, scoprì in Cristo il senso ultimo e pieno della propria vita e dell’intera storia umana». Ratzinger ha fatto quindi riferimento alle avventure amorose del futuro santo: «Nell’adolescenza, attratto dalla bellezza terrena, “si gettò” su di essa – come egli stesso confida – in maniera egoistica e possessiva con comportamenti che crearono non poco dolore alla sua pia madre». «Ma attraverso un percorso faticoso – ha aggiunto – grazie anche alle preghiere di lei, Agostino si aprì sempre più alla pienezza della verità e dell’amore, fino alla conversione, avvenuta a Milano sotto la guida del vescovo sant’Ambrogio. Egli rimarrà così modello del cammino verso Dio, suprema verità e sommo bene». Benedetto XVI, che ha citato le espressioni poetiche con cui Agostino racconta di aver finalmente trovato la vera bellezza, ha concluso la meditazione chiedendo l’intercessione del santo perché ottenga «il dono di un sincero e profondo incontro con Cristo a tutti quei giovani che, assetati di felicità, la cercano percorrendo sentieri sbagliati e si perdono in vicoli ciechi».
Dopo la recita dell’Angelus, il Papa ha iniziato i saluti ricordando che il prossimo 1° settembre «la Chiesa in Italia celebrerà la prima Giornata per la salvaguardia del creato». Il Papa l’ha definito «grande dono di Dio esposto a seri rischi da scelte e stili di vita che possono degradarlo». «Il degrado ambientale – ha aggiunto Benedetto XVI – rende insostenibile particolarmente l’esistenza dei poveri della terra. In dialogo con i cristiani delle diverse confessioni – ha concluso – occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse e condividendole in maniera solidale». In questo contesto il Pontefice ha salutato una rappresentanza del pellegrinaggio promosso dalle Acli sull’antica Via Francigena dal Monginevro a Roma per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente. Nelle parole del Papa, e in quel riferimento ai poveri che subiscono il degrado ambientale, si può leggere la preoccupazione per il fatto che Stati Uniti, Giappone, Europa, Cina e India da soli sfruttano il 75 per cento della «biocapacità» del pianeta, lasciando il 25 per cento al resto del mondo, secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto «State of the world 2006» realizzato dal Worldwatch Institute.