Le mamme di San Vittore cambiano casa

Le donne con figli andranno ad abitare in un grande alloggio dell’Istituto di custodia attenuata di viale Piceno

Mai più bambini a San Vittore. Grazie a un accordo del Ministero della Giustizia con la Provincia di Milano, il Comune e la Regione, le madri di bambini sotto i tre anni non saranno più detenute in carcere ma saranno ospitate in un’apposita casa-famiglia.
Se in passato mamme e piccoli vivevano tutti insieme nel cosiddetto «nido» del penitenziario, una sorta di miniappartamento ricavato accorpando tre celle all’interno della sezione femminile, d’ora in avanti risiederanno presso l’Istituto di custodia attenuata per madri, situato presso la vecchia sede dell’istituto «Infanzia abbandonata» di viale Piceno. Un distaccamento della casa circondariale milanese dove proprio ieri mattina sono stati trasferiti i primi ospiti: tre detenute con i rispettivi figli. A loro disposizione è stato messo un appartamento di circa 300 metri quadrati, dotato anche di lavanderia e stanza per i giochi. L’alloggio si trova al pian terreno, pertanto le finestre erano già dotate di sbarre, e al posto del cortile di passeggio c’è un vero giardino. Inoltre, in caso di emergenza, si potrà ricorrere al vicinissimo ospedale Macedonio Melloni, specializzato in ginecologia e pediatria. Per il momento il vitto arriverà direttamente dal carcere, ma in futuro le mamme avranno anche l’opportunità di ordinare la spesa e cucinare personalmente per i propri figli. A garantire con discrezione la sicurezza sedici agenti di polizia penitenziaria in borghese, che ruotano su quattro turni e sono stati appositamente addestrati.
Insomma si è cercato di fare tutto il possibile per portare i piccoli fuori dal carcere, dove vivevano in una situazione di disagio. «L’Icam - ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi - avrà lo scopo di aiutare madre e bambino a recuperare il loro rapporto e a dare al bimbo la possibilità e il diritto di essere e fare il bimbo». E, in effetti, questo trasferimento è solo la prima tappa di un progetto più ampio di salvaguardia dei minori, che prevede anche una serie di servizi pedagogici. Inoltre l’istituto, primo d’Italia, sarà un punto di riferimento per tutta la Regione e potrà accogliere anche madri e figli provenienti dal carcere di Como, anch’esso dotato di «nido».
Sembra poi che questo primo trasferimento sia destinato ad avere un seguito. Il sottosegretario Manconi ha infatti dichiarato che il ministero e il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria «si stanno impegnando affinché questa forma di collaborazione con gli enti locali possa estendersi ad altre città».