Mammucari: la mia Cultura si fa Slurp!

da Milano

«Un milione di euro? Slurp!», ha ghignato Antonio Ricci. Cultura moderna, il giochino di sua invenzione, debutta in prima serata mercoledì alle 21.10 su Canale 5 col montepremi raddoppiato. Così, l’irriverente autore ha pensato di cambiare il titolo in Cultura Moderna Slurp, appunto. Il conduttore resta sempre il suo pupillo Teo Mammucari, assistito dal Gabibbo e dalla sinuosa «culturina» Juliana Moreira. «Per noi era un sogno. Adesso è una responsabilità», confessa Mammucari. In effetti, nessuno avrebbe pensato che Cultura moderna sarebbe arrivata a tanto. Lo show era nato nell’estate 2006 per intrattenere il pubblico dopo il Tg5 delle 20, mentre Striscia la notizia era in vacanza. La formula era elementare. Cinque concorrenti dovevano indovinare chi era il personaggio misterioso, chiuso in una cabina da stabilimento balneare. Si esibivano davanti al pubblico nella loro specialità: più piacevano, più domande potevano fare per indovinare chi c’era nella cabina e vincere i cinquecentomila euro in palio. In poche settimane, lo show aveva raggiunto una media del 28 per cento di share con cinque milioni e mezzo di telespettatori. Un vero «caso» di ascolti. Così i responsabili di rete hanno deciso di prolungare Cultura moderna anche nella stagione invernale, dove non ha raggiunto gli esorbitanti ascolti estivi, ma abbastanza da decidere di fare il grande passo. E sabato scorso, nell’auditorium di via della Conciliazione di Roma, lo show è stato premiato con un Telegatto speciale come «programma rivelazione» del 2006, inventato apposta per la trasmissione di Ricci.
Teo Mammucari, raddoppia la durata della puntata e raddoppia anche il montepremi. Altre novità di questo debutto in prima serata?
«Il montepremi è di un milione di euro, ma la metà andrà in beneficenza. I concorrenti saranno sette, e questa volta dovranno rispondere anche a domande culturali. Il pubblico da casa potrà giocare telefonando in studio. Chi riuscirà a prendere la linea si aggiudicherà duemila euro».
Rottamerete la cabina del personaggio misterioso.
«La cabina resterà sul palco, ma la scenografia sarà tutta rinnovata. Il vip arriverà in scena su una macchina d’epoca del 1955 con i vetri oscurati. Alla fine potrà premiare il concorrente più talentuoso dandogli la possibilità di partecipare a un’altra puntata della trasmissione».
Andrete in onda in diretta e due ore sono lunghe...
«Infatti la seconda parte della trasmissione sarà un Cultura moderna show. Ci sarà una band di dodici elementi e due coriste che si esibiranno dal vivo. Io canterò e farò anche giochi di prestigio, fra cui il numero “O magico”. Scherzerò con l’ospite e con il pubblico, improvvisando come so fare».
Insomma cercherà di fare del suo meglio...
«Non sarà facile. Abbiamo contro le partite di calcio, tanto per dirne una. È certamente una sfida difficile. Per questo adesso ho un po’ di paura. Ma mi passerà. In prima serata ci vanno tutti, persino i pacchi. Perché non dovremmo avere successo anche noi? Il nostro è un gioco facile e simpatico».
A proposito di pacchi. Cultura moderna è stata la trasmissione rivelazione, ma Flavio Insinna, il conduttore di Affari tuoi, si è aggiudicato il Telegatto come personaggio dell’anno.
«Arriverà il giorno in cui vincerà un Telegatto anch’io, come personaggio. Quello che ha vinto Cultura moderna è di Ricci non mio. Infatti l’ho dato ad Antonio e lui mi ha ringraziato. A questo premio io ho contribuito solo come conduttore. Avevo persino chiesto ad Antonio di mandare Juliana a ritirarlo. Per lei sono emozioni nuove e se le gode il più possibile, com’è giusto. Io invece sono di marmo in questi ambienti. Sono fatto per il contatto con il pubblico. Tanto che la prossima estate mi piacerebbe portare Cultura Moderna in giro per le piazze italiane».
Una bella idea, ma lei ha sempre sognato di condurre Striscia la notizia...
«Sicuramente vorrò fare qualcosa di nuovo, mi piace cambiare. Ma se ne parlerà a ottobre. Anche perché le puntate di Cultura moderna Slurp dovrebbero essere quattro ma, visti i precedenti, chissà».