Manager controllati all’Atac: i vertici pronti a collaborare

Gioacchino Gabbuti: «A disposizione del sindaco per chiarire tutta la vicenda»

Terremoto all’Atac. Tremano i vertici e i dirigenti dell’azienda di trasporto pubblico, per una presunta spy story all’italiana. Ieri l’amministratore delegato Gioacchino Gabbuti si è detto pronto a collaborare con il sindaco per chiarire come mai quattro agenzie investigative risultano sul libro paga della società, che avrebbe sborsato 350mila euro, tra spese di personale e strumentazioni, per le attività esternalizzate riconducibili alla security.
La Procura, che ha aperto un fascicolo sul caso, dovrà scoprire se alcuni dirigenti venivano realmente controllati e seguiti su ordine dell’azienda. A denunciare la vicenda è stato proprio un manager, addetto agli acquisti, che il 27 settembre scorso si è rivolto ai vigili urbani denunciando di essere pedinato da due individui. Individui, che a loro volta hanno dichiarato di essere investigatori privati, assoldati dalla municipalizzata per svolgere quel lavoro. Da chi? Perché? In Procura gli investigatori tengono la bocca cucita, anche sul ritrovamento di cimici e microspie nello studio di un alto funzionario, che gestisce le gare d’appalto. Qualche risposta in più potrebbe arrivare invece dall’inchiesta interna affidata alla Commissione ispettiva, della quale fa parte anche il direttore generale, chiamata dall’assessore alla Mobilità Sergio Marchi a valutare se la security abbia svolto il suo lavoro o abbia commesso abusi, e per conto di chi.
«Sono a disposizione del sindaco e dell’assessore - ha sottolineato ieri Gabbuti - per fornire tutte le informazioni che riterranno necessarie per verificare l’effettività dei fatti che, così come sono stati rappresentati, sembrano più avere a che fare con un romanzo che con la realtà». «Dopo le dichiarazioni di Gabbuti - risponde a distanza Francesco Storace, segretario della Destra - la giunta farebbe bene a riferire con immediatezza al consiglio comunale».
Il senatore del Pdl Andrea Augello ha presentato un’interrogazione parlamentare. «Secondo indiscrezioni raccolte - dice - sembrerebbe che i dirigenti venissero controllati anche mediante server aziendale, in grado di monitorare, registrandole, tutte le comunicazioni effettuate dai dipendenti dotati di telefoni mobili di servizio Blackberry». «Il monitoraggio, qualora fossero confermate queste intercettazioni illegali - conclude Augello - avrebbe quindi assicurato non solo il controllo sulle comunicazioni verbali, ma anche scritte. Inoltre l’Atac avrebbe utilizzato i microfoni delle telecamere interne, registrando le conversazioni tra i dirigenti. Se queste notizie corrispondessero a verità, ci troveremmo davanti a un nuovo caso Telecom».