Il manager dell’Asl Rm/E di nuovo cacciato

BOCCATA D’OSSIGENO Ogni anno giungono nella Città eterna (e vi si fermano) almeno due milioni di persone mosse dallo spirito della religiosità

Decaduto dall’incarico senza ricoprirlo. A raccontarla così è un grottesco paradosso amministrativo e invece la giunta Marrazzo proprio ieri ha votato un provvedimento che mette alla porta l’ex direttore generale dell’Asl Rm/E Franco Condò. “Ex”, appunto. Già, perché entro la fine del mese, secondo il pronunciamento della Consulta, il manager sarebbe dovuto rientrare in servizio presso l’azienda. Infatti la Corte costituzionale ha bocciato nel corso degli ultimi due anni tutte le disposizioni di Marrazzo: prima la rimozione di Condò secondo lo spoil system e poi la legge d’indennizzo per il danno arrecato. Tuttavia in barba alla magistratura Marrazzo e assessori hanno decretato di destituire Condò perché, nelle ultime settimane - ossia 3 anni e mezzo dopo che era stato messo alla porta - aveva rifiutato di sottoporsi a verifica. Insomma la giunta avrebbe voluto verificare ora, a gennaio 2009, l’operato del manager tra gli anni 2003-2005. La disputa è sui bilanci “bucati” di quegli anni. Bilanci che - non dimentichiamo - la giunta Marrazzo ha approvato già nel 2006 e non ieri. «Si addebita a Condò di aver sforato il budget una volta di 8 milioni di euro (2003) e una volta di 16 (2004), anni in cui - spiega il legale Guido De Santis - il rinnovo contrattuale dei sanitari ha portato spese maggiori del previsto. Quanto al 2005 il budget è stato assegnato dalla Regione a luglio quando le spese preventivate erano state stabilite». Fatto sta che la delibera di ieri mette fine a tutte quelle voci che si stavano rincorrendo da giorni sul ritorno di Condò in sella all’azienda. E su tutta la vicenda non mancano i commenti più pungenti. A partire dal capogruppo di Fi-PdL Alfredo Pallone: «Siamo arrivati a uno stato di dittatura modello Ceausescu nel quale si ridicolizzano anche le sentenze della magistratura. È bene ricordare che solo un mese fa la Corte costituzionale aveva ordinato alla Regione il reintegro di Condò per mancanza di “giusto procedimento”. Saputo ciò la Regione ha pensato bene di mettere in piedi altre contestazioni per evitare il reintegro. Tutto ciò ancora una volta darà origine a nuovi contenziosi che vedranno come al solito la Regione soccombere. E ciò costerà ai cittadini altri milioni di euro di spese giudiziarie. È inaccettabile. Marrazzo farebbe bene invece a pensare agli attuali direttori generali, che sono i responsabili dell’attuale sfascio della sanità laziale». Per l’azzurro Massimiliano Maselli invece è ridicolo che si parli di decadenza perché «la legge stabilisce che la verifica debba essere fatta trascorsi i 18 mesi dal conferimento dell’incarico. Questo non è avvenuto per tutta la durata del contratto. In più i direttori generali sono stati rinnovati, senza preventiva verifica, fino ad aprile 2010». Bruno Prestagiovanni (An-PdL) vicepresidente del Consiglio regionale definisce «giuridicamente inaccettabile e moralmente improponibile una delibera palesemente contraria ad una sentenza del Consiglio di Stato». Quanto al vicepresidente della commissione Sanità della Pisana, Vincenzo Saraceni (FI-PdL), con questo atteggiamento «la Giunta mostra ancora una volta il suo volto arrogante» mentre per l’azzurro Romolo Del Balzo si commenterebbe da sola «una Giunta che fa verifiche sui direttori generali che ha defenestrato e non le fa su quelli in carica».