Manager e imprenditori così sfidano la crisi (e fanno affari d’oro)

Caltagirone punta su Generali, Scaroni sull’Eni e perfino Profumo acquista titoli Unicredit. È boom dell’«autoshopping»: i vertici aziendali tentano di riportare la fiducia a Piazza Affari

da Milano

Nella sola giornata di ieri la crisi finanziaria internazionale ha spazzato via altri 400 miliardi di ricchezza dalle Borse del Vecchio continente. Da inizio settimana il costo del naufragio, sempre in termini di capitalizzazione, ha superato i 1.300 miliardi mentre si rivelavano inefficaci gli argini posti dai governi e dalle banche centrali. Per i piccoli risparmiatori non è facile mantenere i nervi saldi, continuare a credere nelle azioni come consigliano gli esperti, eppure i prezzi raggiunti paiono ormai inaccettabili per gli stessi manager che siedono alla guida dei big di Piazza Affari. Sempre più rapidi, probabilmente sia per lanciare un segnale di fiducia al mercato sia perché consci del potenziale inespresso delle società che dirigono, ad aprire il portafogli rischiando in proprio come azionisti.
L’ultimo a uscire allo scoperto è stato ieri Francesco Gaetano Caltagirone che tra il 6 e l’8 ottobre ha puntato altri 12,7 milioni sulle Generali acquistando 600mila titoli della compagnia assicurativa di cui è socio e consigliere. Dallo scorso maggio l’imprenditore romano ha più volte dimostrato il proprio «attaccamento» al gruppo del Leone ma la discesa in campo dei top manager sul fronte azionario ora è più generalizzata, si estende a tutti i settori: da Enel a Generali, da Unicredit a Finmeccanica, da Edison alla Popolare di Milano. Tanto che alle stesse autorità di vigilanza non è sfuggito come da qualche tempo siano sempre più frequenti gli ordini di acquisto intercettati dal cosiddetto internal dealing, in pratica il «grande registro» dove le società quotate sono obbligate a dare conto delle scelte dei propri top manager.
Sempre sulle Generali si era mosso pochi giorni fa l’amministratore delegato Giovanni Perissinotto con un «chip» da 327mila euro così come quest’anno Fulvio Conti e Piero Gnudi hanno più volte scommesso sulle azioni della «loro» Enel: Conti, che è l’amministratore delegato, con un investimento complessivo di 687mila euro e il presidente Gnudi con 900mila. In entrambi i casi è recente l’ultimo arrotondamento (a ottobre Conti ha investito 189mila euro in due tranche) e starebbero per compiere un passo, seppur di entità molto minore, anche i responsabili delle divisioni di Enel. Lo stesso aveva fatto peraltro in agosto Paolo Scaroni con l’Eni (100mila euro), l’altro big energetico partecipato dal ministero del Tesoro.
Il messaggio generale è un forte invito al mercato a non dimenticare che la crisi proprio perché falcidia le quotazioni può offrire, soprattutto se sarà confermato il flusso dei dividendi, delle chance di investimento purché si accetti un’ottica di lungo periodo e di navigare nella bufera: dall’inizio dell’anno Generali ha ceduto il 35% del suo valore, Enel il 42%, Eni il 45%.
L’amministratore delegato Alessandro Profumo aveva invece provato ad arginare i timori sulla salute di Unicredit (meno 59% da gennaio), ma ha poi dovuto varare un severo aumento di capitale: a inizio mese il banchiere aveva investito 414mila euro seguito dai tre vice Paolo Fiorentino, Sergio Ermotti e Roberto Nicastro. Negli stessi giorni aveva rotto gli indugi il consigliere Gianfranco Gutty mentre Popolare di Milano aveva incassato la fiducia di 8 tra manager e consiglieri compreso il neodirettore generale Fiorenzo Dalu oltre ad Alessandro Mazzotta, figlio del presidente Roberto.
Completano questa breve carrellata Finmeccanica, dove il presidente Pier Francesco Guarguaglini ha da poco puntato 196mila euro, ed Edison che ha visto intervenire il presidente Giuliano Zuccoli (50mila euro) mentre Carlo De Benedetti ha stretto tramite Cofide la presa su Cir.