Il manager giramondo vuol mettere radici a Tursi

La sua «prima volta» in politica: Luciano Ardoino ci scherza su, ma ci tiene immediatamente a far sapere che l’ha presa molto sul serio, questa candidatura nella lista di Forza Italia al Comune di Genova.
Non dirà che ha studiato a lungo, per imparare i trucchi del mestiere?
«Ho studiato, sì, in un certo senso, prima di presentarmi: per me la politica non è un gioco da trattare coi trucchi, ma il modo di contribuire in prima persona al rilancio della comunità, in questo caso la mia città costantemente in bilico tra regressione e progresso».
Resta il fatto che lei ha già vissuto varie esperienze di gestione della cosa pubblica.
«È vero. Ma all’estero. Nelle Isole Seychelles, ad esempio, dove una decina di anni fa ho contribuito in maniera proficua a elaborare le leggi sul turismo e la sicurezza con il governo locale».
Adesso i genovesi si chiederanno chi ce l’ha mandato nel paradiso dell’Oceano Indiano!
«Ci sono andato per lavoro. Io nasco a Imperia, 54 anni fa, ma sono genovese di adozione. Spirito libero e pratico, dopo il liceo scientifico mi sono buttato a capofitto nel lavoro, ma non nel classico posto fisso. Mi piaceva viaggiare, e ho potuto realizzare e sviluppare eccellenti opportunità nel campo dell’ospitalità. Prima in Brasile, poi nei Caraibi, in Argentina, alle Fiji. Finché...»
...finché ha deciso di fare il politico.
«Neanche per sogno. Dopo le Fiji, sono stato nominato Food and Beverage Manager e quindi direttore generale alle Seychelles. Da lì, sono passato in Egitto, come Multi General Manager per conto di 14 unità da crociera sul Nilo e 5 Grand Hotel a Sharm El Sheikh».
Ora però è venuto il momento di fermarsi un po’ tra noi.
«Infatti. Ho mantenuto una promessa fatta a mia moglie e sono tornato a Genova, che è e resta la mia città in assoluto, per gestire una boutique del fiore in via Assarotti. E così ho anche il tempo di dedicarmi alla politica».
Cosa si sente di poter fare per Genova?
«Innanzi tutto viviamo in una città che è troppo bella e ricca di potenzialità per essere lasciata in mano ad amministratori incompetenti. Quindi vorrei fornire un apporto di serietà per rendere concreto un modo nuovo di fare politica. Credo che lo schieramento in cui mi riconosco, il centrodestra, e al suo interno Forza Italia, siano perfettamente in grado di interpretare questa esigenza».
È vero che ha elaborato un suo programma personale che, però, non ha ancora mostrato a nessuno?
«Mi spiego: nel corso delle mie esperienze in giro per il mondo ho preso appunti, ho annotato impressioni, ho ricavato un mucchio di dati che, di volta in volta, ho messo per iscritto. Se vedevo qualcosa di realizzato all’estero che poteva andare bene per Genova, lo fissavo sulla carta. Sono arrivato a 280 pagine...».
È venuto il momento di farle conoscere.
«Certo. E mi piacerebbe che, ovviamente in parte, queste piccole grandi cose fossero anche applicate a Genova».
Sembra di capire che per lei la politica amministrativa non è fatta solo di infrastrutture.
«Intendiamoci, le grandi opere sono importanti, in certi casi essenziali per lo sviluppo della città e del territorio, oltre che per l’occupazione. Ma la buona amministrazione credo che passi anche attraverso la soluzione da dare alle piccole cose quotidiane, a quei problemi che la gente sente più vicini. Che non vuol dire certo trascurare la visione strategica, le prospettive di crescita industriale e, più in generale, economica».
Vuol dire che la qualità della vita è fatta anche di sicurezza, di servizi sociali adeguati, di giusto spazio alle attività commerciali e artigianali?
«Certo. Spesso si dimentica che l’economia e le leggi di un Paese avanzato non dovrebbero diventare lo strumento di una parte politica. Per essere ancora più chiaro, cito il caso recente delle cooperative rosse. Mi sembra invece che i responsabili a livello di governo nazionale e locale debbano aiutare il Paese a trovare un equilibrio fra utilità, necessità ed economicità, garantendo tutte le classi e tutti i cittadini, a cominciare ovviamente dalle fasce più deboli. Per questo, proverò a dare il mio contributo».