Manager italiano ucciso a Mosca Tre versioni per un delitto: è giallo

La vittima è un dirigente dell’Unione industriali del Fermano. Spariti 400mila euro

da Mosca

Un dirigente dell’Unione industriali del Fermano, Pierpaolo Antinori, 52 anni, di Fermo, sposato e padre di tre ragazze, è morto ieri a Mosca in un’aggressione dai contorni ancora tutti da definire: forse nel corso di una rapina, ma il modo in cui il suo decesso è avvenuto resta ancora un rebus per via delle varie, differenti versioni che si sono rincorse per tutto il pomeriggio. Antinori, uno dei massimi esperti calzaturieri e profondo conoscitore del mercato russo, era a capo di una delegazione di 150 imprenditori del Fermano che si trovava nella capitale dell’ex Urss per la fiera calzaturiera Konsum Expo. La notizia della sua morte è subito rimbalzata a Fermo, dove, in un primo momento, si è appreso che l’uomo era stato freddato da un colpo di pistola partito da un’auto che si era accostata a quella su cui il dirigente viaggiava, alla destra dell’autista, insieme a un interprete e suo collaboratore. Una versione avvalorata poco dopo dalla polizia di Mosca, che ha parlato di agguato teso da due auto da cui sarebbero scesi tre uomini di origine caucasica, i quali avrebbero sparato più colpi e - secondo altre fonti - arraffato una o due due valigette con dentro 400mila euro versati dai calzaturieri espositori.
Nel frattempo, sempre a Fermo, sono giunti altri particolari: il funzionario sarebbe stato ucciso da una raffica di mitra sparata dai suoi aggressori. Soltanto un’ora dopo, però, improvviso e spettacolare cambio di scena: la procura di Mosca, tramite un suo portavoce, rettifica lo scenario inizialmente descritto dalla polizia: Antinori sarebbe morto, non per colpi d’arma da fuoco, bensì per un infarto; sul suo corpo solo una ferita d’arma da taglio a una gamba, non sufficiente - secondo i russi - a provocare la morte, ma per provocare uno spavento così grande da causare un’ischemia letale.
Passano le ore e, finalmente, scattano i contatti con alcuni imprenditori fermani, pure loro a Mosca in questi giorni con Antinori. Uno di loro, Sauro Pieroni, amico della vittima, riferisce d’essere arrivato a due-tre metri dall’auto su cui viaggiava il dirigente Uif e di averne visto il corpo, seduto sul sedile a destra del conducente, volto e parte superiore senza un filo di sangue, composto, con il capo reclinato sul poggiatesta. E però, le foto provenienti da Mosca mostrano il corpo a terra, sull’asfalto. Altri amici di Antinori, anch’essi giunti con lui a Mosca, riferiscono di prime notizie, diffuse in fiera dall’Anci e dall’Ice, relative a un’aggressione accompagnata da scariche mortali di mitra; versione però poi cambiata con quella della coltellata e dell’infarto.
Tra gli amici della vittima l’ipotesi prevalente è quella dell’aggressione a scopo di rapina, anche se alcuni non scartano a priori l’idea che Antinori possa essere stato fermato per la sua abilità di introdurre nel mercato russo imprese che potrebbero avere infastidito qualcuno per la loro aggressività commerciale.