Manager pubblici, buste paga da 100mila euro

Dai dati della Corte dei conti il record spetta al numero uno delle Poste:1,5 milioni. Il ministro Brunetta dichiara guerra a sprechi e fannulloni: "Più trasparenza"

Roma - La prima settimana da ministro della Funzione pubblica di Renato Brunetta si è svolta nel segno dell’iperattività. Non solo è stata dichiarata guerra ai fannulloni della pubblica amministrazione, ma è stata promessa un’operazione trasparenza per dirigenti e funzionari statali.

«Nelle prossime settimane sarà messo sul sito dei ministeri non solo la struttura ma anche le funzioni, le e-mail e i curricula» dei manager. E i compensi? «Anche gli stipendi, che problema c’è? L’unico vincolo è il Garante della privacy con cui stiamo discutendo e valutando il tutto», ha promesso Brunetta annunciando che entro pochi giorni la prima «finestra» aperta dovrebbe riguardare proprio il suo dicastero.
Retribuzioni e compensi della pubblica amministrazione, infatti, si nascondono spesso nelle pieghe dei bilanci e le domande dei cittadini in molti casi sono destinate a rimanere senza risposta. Una via d’uscita, tuttavia, esiste ed è fornita dalle relazioni della Corte dei conti sugli enti pubblici e dalle comunicazioni legali imposte dalla Finanziaria 2007. Ne esce fuori un quadro parziale e frammentario, ma con indicazioni precise su quanto costino alcuni dirigenti.
Ad esempio, nel 2006 uno dei manager statali più pagati è stato Massimo Sarmi di Poste Italiane. Lo stipendio di oltre 1,5 milioni di euro non deve però ingannare il lettore: si tratta della somma di due retribuzioni, quella da amministratore delegato (circa 700mila euro) e quella da direttore generale (circa 830mila euro) che fanno lievitare il compenso. È il caso del collega della Consap, Valerio Zappalà, che ha raggiunto i 500mila euro ma svolgendo due funzioni. E lo stesso vale per Pietro Ciucci all’Anas e per il superpresidente di Fintecna Vincenzo Dettori.

È una prassi che trova riscontro anche in molte società quotate. Valga come esempio - per restare in ambito pubblico - l’Eni dove Paolo Scaroni assume in sé i ruoli di ad e di dg. Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi più trasparenti su retribuzioni e benefit dei manager di società quotate, accade che gli amministratori si «assumano» come dipendenti (ossia direttori generali) maturando anche la pensione Inps. Durante le assemblee qualche azionista, di tanto in tanto, si lamenta dell’andazzo ma la materia, non essendo di pertinenza dell’assemblea, viene liquidata velocemente come un atto legittimo giacché non viola le norme del codice civile.

Per gli enti pubblici, però, questo discorso non vale giacché alle assemblee-lampo partecipa il rappresentante dello Stato (il più delle volte il Tesoro) e qualche altro azionista pubblico (Cassa Depositi e prestiti nel caso di Poste) e tutto finisce lì. Tenendo presente che ruoli di responsabilità meritano compensi adeguati, i circa 400mila euro corrisposti ai direttori dell’Agenzia del Demanio Spitz e delle Entrate Romano possono sembrare tanti oppure pochi. I due manager hanno il compito di gestire il patrimonio pubblico una e contrastare l’evasione fiscale l’altro. Identico discorso si può fare per l’amministratore delegato dell’Enav, Guido Pugliesi, a capo dell’organizzazione che si occupa del traffico aereo civile in Italia.
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che nel corso dell’ultimo Eurogruppo a Bruxelles il problema delle super-retribuzioni dei manager è stato definito un «flagello sociale». Gli occhi erano ovviamente puntati sulle aziende private anche se una ricerca condotta da Seltis ha rivelato che in Italia la retribuzione media dei dirigenti si aggira sui 100mila euro. Fare di tutta l’erba un fascio non si può come non è giustificabile - e questo Tremonti lo sa bene - un aumento ulteriore della pressione fiscale in un periodo difficile come l’attuale.

La trasparenza, perciò, diventa un valore se si offre la possibilità a cittadini e utenti di misurare efficienza e raggiungimento degli obiettivi. I dieci stipendi inseriti nella tabella valgono 5,831 milioni di euro e sono «pagati» dagli italiani. Una lettera giunta in ritardo o una strada dissestata, forse, dovrebbero pesare in qualche modo nelle buste paga.
1. Continua