Manager pubblici: stipendi blindati per 25 «intoccabili»

Intesa nell’Unione, riscritta la norma sul tetto ai compensi con nuove deroghe

da Roma

Tre giorni nel freezer. È questa la fine toccata al famigerato art. 91 della legge finanziaria. Doveva essere discusso martedì sera. Riformulato all’alba di ieri, verrà votato solo domani. Decisamente dimagrito.
Ma perché questo art. 91 è diventato così importante per la maggioranza, da accantonarlo e votarlo un attimo prima di quello finale? Perché tocca - od avrebbe dovuto toccare - interessi reali. O meglio, le buste paga di centinaia, forse migliaia di persone, di dipendenti pubblici: spina dorsale dei diversi ministeri.
Originariamente, l’articolo nasce per mettere un tetto alle retribuzioni pubbliche, ispirato dalla sinistra estrema. Chiunque lavori nello Stato o nelle società collegate - diceva la versione originale - non deve guadagnare più del presidente della Corte di Cassazione, cioè 274mila euro. Prime a insorgere, tutte le star e starlette della Rai. Così, nell’ultima versione compare la versione: «il limite non si applica ai contratti d’opera... aventi per oggetto una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato». Pippo Baudo e Michele Santoro sono salvi.
Non è finita. Dopo le proteste di Mastella (che aveva minacciato di non votare il provvedimento), all’alba di ieri compare la versione che il tetto di emolumenti non sarà applicato a chiunque abbia in corso contratti di diritto privato in data 28 settembre 2007. Insomma, così ai presidenti di Enel e di Eni non verrà toccato lo stipendio. Se il governo lo avesse fatto, avrebbe rischiato centinaia di cause; tutte vinte in partenza. Poi, sempre dal tetto sono esclusi gli stipendi di tutte le Autorità, a partire dalla Banca d’Italia. Mentre i pensionati pubblici con redditi superiori ai 274mila euro, non sono mai stati presi in considerazione.
Nella versione mattutina di ieri, poi, viene introdotta una deroga singolare. Dal tetto degli stipendi vengono escluse «25 unità, corrispondenti alle posizioni di più elevato livello di responsabilità».
Chi sono questi 25 «intoccabili»? Sembra possano essere tutti i vertici dei singoli ministeri: dal capo della Polizia, a quello dei Carabinieri, ai responsabili delle diverse agenzie pubbliche, a cominciare da quelle fiscali per finire alle società collegate: ed ogni ministero ne ha una o più.
Insomma, questo graduale sfrondamento riduce a un numero limitato il numero dei funzionari pubblici che realmente si vedranno ridotti in quattro anni lo stipendio.
Non è finita. Con l’occasione, la maggioranza introduce una sorta di sanatoria per i consulenti del ministero dell’Ambiente e dei Beni Culturali. Da una parte, infatti, l’art. 91 sopprime tutti i contratti di consulenza presso la pubblica amministrazione. Ad eccezione di quelli impegnati nella «tutela ambientale, delle attività culturali, della salute pubblica, della pubblica incolumità». Ed anche la Protezione civile è salva.