Da manager a re dei fornelli

(...) Prendere strade diverse, imbarcarsi in nuove sfide, mettersi alla prova con qualcosa che fino a poco prima non si era nemmeno preso in considerazione. Insomma, reinventarsi. La storia di Carlo è quella di un presidente e amministratore delegato di un’azienda metalmeccanica che opera nel settore siderurgico che a un certo punto ha deciso di diventare un ristoratore di un locale sul Lungomare di Pegli. Ci ha creduto e lo ha fatto. Con tanto di difficoltà, beghe, complicazioni e imprevisti del caso. Mica una faccenda semplice, tutt’altro.
«All’inizio non sapevo come fare, non ero pratico di questo mestiere. Gestire il personale, capire le dinamiche». Poi... Poi invece il suo ristorante bar «Rombo Nord» ha preso il largo. «Mi sono buttato e ora le cose vanno bene». Sono tre anni che insieme alla moglie hanno rilevato la vecchia baracca che c’era prima al posto del ristorante. «Mi piaceva la posizione... proprio di fronte al mare. L’abbiamo buttata giù e ci abbiamo fatto il locale. Avendo quattro figli maschi, l’idea era quella di lasciare qualcosa che poi avrebbero potuto portare avanti loro in un futuro».
L’acquisto della licenza, i lavori di ristrutturazione, la ricerca del personale, d’accordo. Ma poi bisogna far funzionare il tutto. «È più difficile gestire una cosa di cui non sei preparato. Si devono affrontare difficoltà e ci sono imprevisti che all’inizio non conoscendo l’attività, non te ne rendi conto». Poi c’è stato l’incontro con Francesco, uno serio e professionale che ci sa fare con il personale e con la gente. Una svolta. «È serio e preparato, lui fa il direttore», racconta fiero Carlo con la soddisfazione di chi ha trovato qualcuno di cui può davvero fidarsi e affidargli qualcosa di caro e prezioso.
Quindi la cucina, o meglio, la moglie in cucina. La seconda svolta. «Io lo sapevo che è brava ai fornelli, siamo sposati da 50 anni... Adesso ci sta lei in cucina tutti i giorni, insieme a Daniel». Squadra che vince, non si cambia. Ed ecco che le cose hanno iniziato a prendere il verso giusto e l’attività adesso funziona, altroché: i clienti ci sono e sono sempre più numerosi, il servizio accurato, i piatti da leccarsi le dita e il mare lì a un passo che basta allungare una mano per toccarlo.
Quindi, il responsabile di tutta questa rivoluzione è lei? «Sì, solo io... Avevo 67 anni, mia moglie si è lasciata convincere dal discorso che un giorno se la sarebbero presa i figli». Un piccolo particolare, giusto per rendere l’idea di quanto Carlo sia uno sempre in movimento. Anzi, due. Anzi, tre. Attualmente, all’età di 70 oltre al ristoratore fa ancora il consulente d’azienda. In giro per l’Italia e all’estero, macina una media di 150mila chilometri all’anno. E in un passato non troppo lontano, si è pure cimentato nel ruolo di dirigente della squadra di pallanuoto di Arenzano. Ultima nota di colore: è un sampdoriano di ferro. «Come tutta la mia famiglia. Tranne mia moglie, genoana. Per compensare».