IL MANAGER RENATO ASCOLI

«Pensi che io non avevo mai giocato al Lotto, prima». Renato Ascoli infatti ha l’aria di uno deciso e così, prima di puntare sui numeri, ha pensato bene di diventare - nel 2006 - direttore della Divisione Giochi di Lottomatica. La scommessa è ovviamente riuscita, Ascoli ora è dell’azienda che fa sognare gli italiani è il Direttore Generale e si dichiara innamorato del Lotto: «Mi creda: quello che mi affascina di più è l’irrazionalità di chi gioca. Pensare che a ogni cosa della vita viene abbinato un numero sembra pazzesco. Eppure, ora che lo vedo da qui, mi pare quasi normale».
Però, Dottor Ascoli, ammetta: lei punta su altre cifre.
«Se intende quelle di bilancio, certo: sono importanti».
Facciamole allora...
«Beh, nel 2009 dal Lotto abbiamo ricavato 5,7 miliardi di euro, abbiamo avuto 12 milioni di giocatori con 7 milioni di donne. In cambio abbiamo premiato 75 milioni di schedine e distribuito 3,2 miliardi. Come vede...».
Vedo. Un successone.
«Sì, ma non solo un fatto economico. Noi nasciamo con il Lotto nel sangue, pensi solo ai modi di dire. Tipo: ho fatto un terno al Lotto...».
Magari...
«Ecco, appunto. Il Lotto ha questa componente magica, è un sogno possibile, un modo di essere italiani. Ecco perché è rimasto immutato: cambiarlo è impossibile».
Eppure davanti ai giochi dell’era moderna perfino il Totocalcio è crollato.
«Appunto. L’errore è cominciato portando il 13 a diventare 14: un sacrilegio».
Torniamo ai numeri allora.
«Guardi, il Lotto è un gioco dove i numeri non sono l’oggetto ma il soggetto della scommessa. E il giocatore è un animale strano, che tiene alla sua privacy e alla sua intimità. In ricevitoria però crea un rapporto di confidenza con il ricevitore, che diventa quasi un sacerdote della puntata. A lui si chiedono consigli, chiarimenti, interpretazioni. Neanche fosse Freud...».
Psicologia...
«Già, lì comincia l’altra parte del Lotto, quello del sogno. Pochi euro in cambio della grande attesa. Potrei dire che il Lotto è il gioco dei preliminari. E se poi si vince...».
E così avete inventato anche il «10 e Lotto».
«È vero, ma la filosofia è la stessa. È una tombola moderna: c’è l’estrazione normale, quella istantanea e quella ogni 5 minuti appena lanciata in 5.000 punti vendita».
Filosofia?
«Sì. L’estrazione ogni 5 minuti è una sorta di happy hour, tant’è vero che la maggioranza delle giocate le abbiamo dalle 17 alle 19. Si va al bar, si giocano dieci numeri - magari usando il resto dell’aperitivo - e poi si attende insieme agli altri l’estrazione in diretta su appositi schermi delle venti cifre della combinazione. Si socializza, insomma».
E si vince?
«Come no: una volta su sei. Premiamo anche lo zero».
Quasi dei benefattori...
«Non dimentichi che con i soldi del Lotto si finanziano i Beni Culturali: nel 2009 abbiamo procurato allo Stato 1 miliardo e 800 milioni di euro di introito dei 9 totali che arrivano con i Giochi, il che vuol dire meno tasse per i cittadini».
Conferma: siete dei benefattori.
«No: offriamo uno svago e regaliamo sogni. E con pochi soldi: la puntata media è due euro e mezzo».
Allora riassumo: lei prima non giocava mai al Lotto...
«Lo confermo».
...e il mercato oggi offre tanta concorrenza, anche interna: scommesse sportive, gratta e vinci, ma anche Superenalotto e lotterie varie.
«Giusto».
E allora le chiedo: ho in tasca un solo euro, perché mai dovrei puntarlo proprio sul Lotto?
«Le racconto questa: ho un’amica donna d’affari che ogni tanto gioca. Un giorno è uscita da una riunione andata bene e mentre aspettava l’aereo per tornare a casa ha deciso di puntare i numeri del suo volo. Risultato: ha fatto ambo. “Me lo sentivo”, mi ha detto, “era quasi un sogno”».
Dunque?
«Dunque i nostri sogni diventato facilmente realtà. E soprattutto sogni così non hanno prezzo».