Un manager-scrittore che ci racconta come passare da 0 a 500

Il saggio-memoir di De Meo, l'uomo marketing che ha lanciato sul mercato alcune delle auto più famose dei nostri giorni ci regala alcune ricette per rilanciare il made in Italy

Bisogna quasi sempre diffidare dei manager che scrivono libri. Spessissimo gli viene male. Sono gravati dalla prosopopea che inevitabilmente caricano sui loro, presunti, successi aziendali. Invece Luca De Meo, uomo marketing che ha girato quasi tutto il mondo della produzione automobilistica, fa eccezione. Questo "giovane" professionista (classe 1967) nel suo "Da 0 a 500" (Marsilio, pagg. 154, euro 13) racconta la sua avventura nell'universo delle quattro ruote, accompagnando il lettore alla scoperta di quel settore della motoristica a cui, normalmente, si pensa di meno: non basta fare belle macchine, bisogna venderle, creare quell'aura di leggenda e simpatia che ci fa venir voglia di salirci sopra.
E De Meo nella creazione di questa sensazione è un vero esperto, nel corso della sua carriera ha contribuito a farci amare: la Twingo, la Yaris, la Lancia Ypsilon, ma soprattutto la nuova Cinquecento. Sfogliando il suo breve memoir-saggio non si impara qualcosa solo su come, in realtà, per vendere un auto nel mondo globalizzato sia comunque fondamentale dargli un carattere nazionale (nessuno compra un auto tedesca se non sembra robusta, come nessuno compra un'auto italiana se non ci vede la fantasia: Stilo docet). Si imparano moltissime piccole lezioni su come il successo vada pensato: "I marchi come Lancia si coltivano non si inventano..."; "Non è solo di soldi e di taglia, è una questione di credibilità, di rilevanza della proposta e di rifiuto della banalizzazione... il Made in Italy va associato a una generale idea di migliorare la vita e renderla emozionante". E soprattutto diverte e da ispirazione quella che De Meo chiama un'apologia del Marketing Latino, proprio a partire dall'esperienza fiat e dal successo della piccola 500. In un Paese che ama sentirsi in crisi questo librino è una bella spinta a ripensarsi da zero... da zero a cinquecento appunto.