Il manager: «Trattava per andare a Sanremo»

da Milano

«La settimana scorsa ho trattato con il manager di James Brown per portarlo come superospite a Sanremo. Brown era ancora una forza della natura e stava programmando i nuovi concerti. Non ci credo ancora». Francesco Sanavio, il glorioso promoter veneziano da decenni al fianco di Brown (e di altre star nere come Ray Charles, B.B.King, Chuck Berry) alla notizia della morte dell’artista ha perso l’abituale spirito guascone. «Per la prima volta non me la sento di parlare, se n’è andato il più grande, il re del funk, nessuno potrai mai imitarlo né sostituirlo. Per me è un fulmine a ciel sereno, voglio vederci chiaro, non si può morire di polmonite nel 2006». «Il segretario del soul e il ministro degli esteri del funk», come lo definì il segretario di stato americano Colin Powell durante una cerimonia ufficiale) pur non essendo il trasgressivo rivoluzionario di un tempo, pur comparendo più nella cronaca nera che nelle hit parade non aveva intenzione di arrendersi. «Era molto legato all’Italia - ricorda Sanavio - e se fosse arrivato a Sanremo sarebbe stato un colpo incredibile. Immaginatelo affrontare la platea del Festival con le sue urla animalesche, con quell’intercalare frasi come “potere al soul” o “il funky è l’unica via”. Tentammo di portarlo al festival con Tony Renis ma non ci riuscimmo. Per uno show televisivo Brown si portava dietro la band, le coriste, un sacco di gente e quindi voleva quasi 400 mila dollari. Ma ora eravamo molto vicini ad un accordo. Si era parlato anche di una sua partecipazione al prossimo show di Teo Teocoli, insomma c’erano tante cose in pentola. Compresa naturalmente la tournée estiva, che lo avrebbe visto come sempre protagonista dei palazzetti dello sport e dei festival italiani».
Insomma era in forma e la notte di Capodanno avrebbe dovuto suonare a New York, nel prestigioso club di B. B. King, e poi riprendere il suo estenuante giro di concerti. «Era un artista vero - conclude Sanavio - pazzo e geniale. La droga lo ha rovinato ma non era cattivo. Un giorno alla Bussola gremita di gente era talmente fatto da non voler uscire dal camerino. “Voglio il Papa sul palco con me, se non non canto”. Io uscii, tornai poco dopo e gli dissi: “prende un elicottero e arriva tra mezz’ora, tu comincia il concerto, poi te lo mando”. Salì, stese il pubblico e quando tornò dietro le quinte non ricordava più nulla».