Manager ucciso: fermato il nipote

da Bologna

Il nonno avrebbe voluto averlo con sé, a lavorare nell'azienda di famiglia, la Comet, fondata a Bologna 40 anni fa e divenuta un colosso nella vendita di elettrodomestici ed elettronica. Perché Giancarlo Orbellanti, 71 anni, era uno che si era fatto da sé, veniva da una famiglia di contadini, e l'etica del lavoro era il suo faro. Invece quel ragazzo, l'unico nipote, a 22 anni studiava Economia a Montecarlo e forse voleva continuare a fare la bella vita. Quando ha capito che i soldi potevano non arrivare più, avrebbe perso la testa. Secondo la Squadra mobile di Bologna guidata da Armando Nanei ci sono «elementi certi» che inchiodano Gianluca Villini: è accusato di avere ucciso con due colpi di pistola, uno allo zigomo destro e uno in pieno torace, il nonno che stava salendo a casa a trovare l'ex moglie, la nonna del ragazzo, da cui era divorziato da più di 20 anni, e la figlia Patrizia, la mamma di Gianluca (il padre vive da tempo in Brasile). Interrogato per tutta la notte, non ha confessato: «È ancora confuso, non si rende bene conto di cosa succede», ha spiegato Mario Turco, l'avvocato d'ufficio che lo ha assistito fino a ieri pomeriggio, poi sostituito da quello di fiducia Manrico Bonetti. Entro 5 giorni il gip dovrà decidere la convalida del fermo.
Sul movente gli inquirenti ipotizzano che ad armare il ragazzo sia stata una questione di interessi.
L'agguato si è consumato mercoledì in via Napoli, una zona residenziale di condomini e giardini. Gianluca, secondo la ricostruzione della polizia, ha aspettato diversi minuti, poco prima delle 19, l'arrivo del nonno, con un casco integrale in testa, e poi lo ha affrontato, uccidendolo senza dire una parola. Quindi la fuga in moto, notata però da molti testimoni. La pistola, un revolver, non è stato trovata, ma gli investigatori hanno rinvenuto l'Honda Zoomer 50 rossa descritta dai passanti e che il ragazzo aveva noleggiato al suo arrivo in città da Montecarlo. Il giovane era a casa della madre Patrizia, che intanto si stava disperando per l'uccisione del padre, in una via non lontana dal luogo del delitto, quando la polizia ha bussato alla sua porta. «Con gli elementi che abbiamo raccolto - ha detto il procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola - qualsiasi magistrato avrebbe preso lo stesso provvedimento. Siamo sereni e tranquilli, non ci sono timori di sorta. Le indagini continuano». Poi ha ringraziato i testimoni che hanno reso possibile seguire una pista precisa in poche ore.
La famiglia Orbellanti è chiusa nel silenzio, distrutta da una tragedia inaspettata. Perché è vero che il nipote era un ragazzo descritto anche da alcuni vicini come un po' strano, tanto che una volta l'avevano visto buttare fuori dalla finestra di casa alcuni oggetti, ma nulla lasciava presagire un fatto del genere.
Don Severino, parroco di Rastignano, località alle porte di Bologna dove fino a qualche mese fa viveva la vittima con la seconda moglie e altri due figli, conosce bene la famiglia Orbellanti: «Venivano in chiesa e lui ci aiutava, non solo economicamente - ricordava ieri al telefono -. Era sempre sorridente ma anche riservato. Solo una volta parlò di un disagio con il nipote. Chissà, forse il ragazzo voleva vivere di rendita. Ho provato a contattare Matteo, il figlio, ma al telefono non riusciva quasi a parlare. Sono distrutti».