La Manaudou fermata da un’insolazione

Forse un giorno si tornerà a parlare di lei per le sue imprese sportive. Ultimamente, però, non ne imbrocca una giusta e in Francia non possono fare altro che mettersi il cuore in pace e aspettare. Alle Olimpiadi le lacrime della bella Marianna delle acque finirono in mondovisione, dopo il flop a cinque cerchi. Pianti e singhiozzi in onda sulla tv francese dopo il settimo posto nei 100 dorso, uno dei suoi cavalli di battaglia. «Sto pensando al ritiro», bofonchiò. Il ritiro naturalmente non è arrivato, ma da ieri ecco scritta l’ennesima pagina di un 2008 costellato da tonfi, tanti, e vittorie, pochissime.
Già qualificata per tre finali (50 metri dorso, 200 stile libero e farfalla) avrebbe potuto essere fin dal primo giorno la regina del meeting di La Reunion. Sull’isola dell’oceano indiano avrebbe potuto ritrovare vittorie e sorriso. Invece, un’insolazione ha costretto la Manaudou a rimanere chiusa nella camera dell’albergo che la ospitava. Messa ko da un colpo di sole. Un tempo era la sfida con la nostra Federica Pellegrini a metterle la tremarella - quella agonistica - alle gambe. Altri tempi, altre storie. Ora invece il nome della Manaudou fa sempre più spesso rima con storie d’amore strillate sulle prime pagine di riviste patinate (vedi le relazioni con il siciliano Luca Marin o con il connazionale Benjamin Stasilius), con le foto ammiccanti della francesina messe su internet da qualche ex ferito nell’onore, con i dubbi sul suo decolletè, apparso improvvisamente più prosperoso del solito, con i rumours attorno a una sua possibile maternità.
Ieri tutti si aspettavano la prima sfida con l’astro nascente del nuoto francese, la martinicana Coralie Balmy, 21 anni appena compiuti che in Francia non hanno perso tempo ribattezzandola già come la nuova Manaudou. Insomma, era tutto pronto. Per il passaggio di consegne o per la resurrezione dell’ex campionessa, poco importava. Tutti volevano soltanto Laure contro Coralie, il fiore sbocciato ma già appassito contro l’astro nascente pronto a farle le scarpe. Invece, come rivela il sito on-line del giornale francese L’Equipe, la Manaudou è stata costretta a guardare la martinicana scendere in acqua senza la rivale e vincere in 1’54’’84, dalla sua camera d’albergo. E se creme e pomate varie possono lenire il dolore per l’insolazione, nulla possono contro il senso di desolazione per l’ennesimo passaggio a vuoto. Tieni duro, Laure. Al 2009 mancano solo tre giorni.